GARZONI - La piazza universale - 1589

P 1 <A 1 Z U ca.,coucbìudedo,che in vn o or e no n ben e fe capirm i Iaude s Chrifti cum lauciibn s louis . doue la (fiiofa dice, chetalvefcouo ricetaua le fattole dc "Poeti, &le Moralizaua, laqual cofianon conviene, fi come difcon viene ancoraché il predicatore predichi cefi apocrife, & no» autentiche, à patto alcuno, però San Tomafio in vna epistola honest amente n'a vno,Chaueuapredicato, chelaslella apparfiaai Magi haueaforma d'un putto picciolo ,& che la Vergine Madre ogni giorno fittevolte medita ua la paffione di Chriflo non mancando della finitura cofe infinite da re,fc/rza dìuertire,àfauote ignote,& incerte, fi dee guardare il predicato* vemaffimamente da dir cofe falfe nella predica, & maffimeinterno alle fe difede,&pertinenti ai viti), & alle vinài per non renderfcfletta tutta lafua predicatione, &farfi egli slimare ò vno ignorante, òunmalmofo Così deeguardarfi grandemente dall'adustione in quelle cofe che fon r prenfibìli nel popolo, & anco nelle temporali, magnificenze, eccetto fe fortenon aàulaffe temp eratamente, per fargli auditori più patienti à ler are la futura correttione „& parimente hi da guardarfi dalla 'lattant affai ,& daWodentathne,per non render diffrezz/Me preffo ai Do & giiidiciofià quali in une tratto capifiono il valore della per fona, &fa no,cbefà vna congierie di robba, per fare, vna apparenza,&vna mofira non perche fiafondato veramente, come avn "Sotto s'appartiene. 2\( ue il buon predicatore fiocamente detrahere à maggiori, per non gener re fcandalo y &feditionenel popolo, il quale atto à appigliarfifimprepià tosto al male, che al bene, & da tal predicatione più tosto figenera d bale he fruì to d'alcuna forte. 7^e deue amar le riffe, & le contefe co altri predicatori nafienda fimpreda tali contentimi qualche feifmaxt* gli auditori^ turbandoft la pace del popolo per queflefrali, & inutili c tefe che fanno Guardifi anco di non ejjere troppo lungo nel predicare però che Aliment a ( come dice San Gregorio in una fua Homelia) qua minu s miticiun t auicìemus fumuntur . & la troppa breuitàparimcnte (dieeSan Hieronimo)viene àtrocare ildefiderio de studio fi.deue anco f gire fommamete la troppa velocità del dire, & cosi la tardità perche ( Seneca , me dice Seneca) Pronuncian o fìcur,&vita debe t effe compefita , nihil ordmatu m eftquodpra:apitatur , &properar.E«>/i ripenfìbile ancora la copia d'infinite allegationi & d'infinite diuifìoni ,perche ne l' ditore le può tenere a mente, ne effo può fuggire l a nota dosten tatb quello è ncceffario fuggire le parole ociofe, & ridicole, per non pare re un leggiero. Onde Eìercn'mo Santo dice . Bonu s predic a to r qui prouoca t propriuma d Lucfum , & n o n a d rifum . &ncnfetn- prehada preèàcarefiisteffamaterìain ogniluogo, ma foggetto diuerfo, a&terfì, fecondo la diuerfità delle conditicnì,cost unii e slati. A ques propofito dice Eteronimo Santo dell'apostolo * Hsc ad iniìar imper Me* S.. Grego – rio. S. H'-er o mino»

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