GARZONI - La piazza universale - 1589

Medic i vn o coïïvrio omniu m oculo s vul t cu rarefied pe r fingula s ec - clefia s vulneribu s medetu r illati s à quello in fommas'afbetta,ai/empiici & idioti non predicare cofe fonili, à dotti non proporrr cofé triviali, non magnificare le cofe leggieri,come alcuni fknno, non 'indurre difperatione ne peccatori per Cira di Dio,non fargli prefontuàfi con la mifericordia, non predicargli cofe noue, & capricci di fia tesla,non effere abondante nel fuofenfo in ifporre la frittura facra,arguire i difetti publia, come fi cm uiene, celebrar la verità fecondo il luogo, e il tempo, & in tutte le cofe cer cor .utilità delle ammeper fcopo principale. Quelle parti fopra tutto, che da Cicerone, & Quintiliano fono defidcrate in famófo Oratore, fi ri– cercano ancor ain lui, cioè Natura, Arte, fmitatione, Sffercitatione , <& Horatio" Memoria. Ratura, perche ( come dice Horatio. ) Tu nihil inuita facies, dices vè Minerua. ^ M Eben ver o,che dì quellanon deue differ arfi, per che ( come diceMat- ^ theoToffo in una epistola, doue tratta quello, che s'appartiene a vn pre- f 0 c dicatore ) Nihi l eft tam omnin o difficile,quo d ftudium, pertinaciaq; Regolar e nonfuperet, & deniq ; noniìb i {uppedim,&fe la ga%a ( dice egli ) im- Lace fora diparlare,e il papagallo,& altri uccelli, perche non imparar à l'huo- mo,hauendolo per natura proprio, e aiutandolo la gratia diuina, &lo Audio con l'effet-citio fuo faticofot Oueilgran Demofìhene ci ferue per tjfempio,il quale con l'affiduaeffercitatione emendò,& riformò la lingua fua,chera nel proferire alcune cofe nodofa,groffa, & repugnante fuor di modo. L'Arte,perche,fe ben Seneca dice. No n deleclen t verb a noftra , Sen fe d proCmt.fi bene in S.Mattheo nostro Signore malediffe quel fico, cha- ueua foglie folamente, & non frutti fe fi fàobiettione dì quel che Tan– to fcriue à Corinthi. Serm o meu s & predican o me a no n in perfuafi - bilibu s human s fapienti s verbis,fe d i n oftenfion e Spiritus , & virru - ûs,&poco dopo ,foggionge. Nos autem non [piritum huiu s mundia c cedimusjfe d Spiritum , qu i ex De o eft,vtfciamu s qua e à De o donat a fiint nobis , qua: & loquimu r no n in docti s human a fapienti a verbi s , led i n docT:rina.Spiritu s,ipirituali a fpiritualibu s comparantes , io rifio do, che il predicatore non deuedarfi tutto ai fiori della eloquenza, & la- filare per il diletto dell'auditore l'utilità dell'anima, come le primes fentenze alludono. Ma che in lui non fi ricerchi arte fingolare ; & ifi quifita nel predicare , questo non lo negar àPaolomai, perche San S.Hiero Uieron'mo frinendo à Famacchio & Oceano della preclara & illu- n i m o • ïirearte di "Paolo nel predicar e, dice queste parole apunto. Paulu m Apofrolumproferam,que m quotiefcunqu e Iego,no n mih i verb a vi - deoraudire , fedtonitrua . legiteepiftola s eiusmaxim e ad Roma- nos,a d Galathas,adEphefios , totu s in cercamin e pofìtus efc , & ui - debitisinteftimoniiseius, qua ; fumi c deueter i teftamento , quàm F a artife x

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