GARZONI - La piazza universale - 1589

84 9 t U Z Z J. artife^quàm pruc!ens,quàm diffimulatorH e eiu s quo d agi t « uiden - tu r quide m eiu s verb a fimplicia,& quali innocentis horainis , & ru » fticani,& qui ne c facere , ne c declinar e nori e infidi as, ied quocunqu e profpexeii s fulmin a fune . Here c i n caufa , capi r omn e quo d tetige r r i t , tergumvertitvtfuperet , fuga m limula t u t cccida t . T^on di– co già che Paolo nelle precedenti parole mentifia da [e sì e fio , W AJ come {auto che egli era che voleffe edificare i {crinthi , & co marglidella fua diurna dottrina, mostrando chinfegnaua kreptò con lo spirito, cbeconlaporola, &piu con la carità d'Iddio vinificante, che con la faenza del mondo instante. Et che artef Dio immortale )ncnmo fira egli in quella difefa che fa prejfo à Fetto, & al 3Rg Sgrippa, qua do i Giudei cercauano che fojfie condennato ? quanta benemlenza ogni parte cerca di captar dai Giudici? quanto prudentemente,~ pi uolmente,& moderatamente fi purga preffo à tutti ? che colorirle tagemi non i/fa ? che argomenti non adduce dello fua innocenza ? che te le manca in tal àifefii Et colui che non pofedera quest'arte del d che riufiitapotrà mai fare, fi non stroppiata elanguida da egniparte s> che cofa indurrà nell'auditore ,fi non tedio,ir rifilane,& di/fregi o ? ch e.e firdio,chenarratione,chcconfirmaticne,che confutatone, che conclufi ne,che epilogo potrà mai fare, che stia bene ? Chi potrà mai accom l'orecchieàperfionacofiinetta,chemal com'mcìa,peggio fignita,&peffi- mamente fiioglie,& conchiude i L'imitatione è neceffaria nel predic tore,perche imitando i valenti huomini,e aecommodandofì al modo loro fa vai ent'anch'egli. L'Sfercitatione majfimamente li fa dimiflieron pronuciare , acciòpo fa mouere plaufi,tristitiaJagrime, rifio, ammiratio ne, beneuolenza } o<t .iù,ì ~fauento,ficondoUbifi>gno. quella è quella ch volteinterrogatoT>emofìhene quo d pracipuumeifeti n Orarore , tre- volte rìsole. Pronunciano , pronunciatio,pronunciatio . fon quefia m rabilmente moffe Cicerone la mente dì Ce fareJlquale, effende pre à condannar ùgano,fi trouò per iljm dire cotanto mitigato, che depoP tardore dell'animo, fi rifolfed'hauer pietà delfino inimico, donando a q la vita,& à Cicerone la palma d'hauer vinto ilfuo(degno, e fupcraee fitaXon queflefia Hegefia Cirenaico Oratorefiupendo fuefi al tempo fu to vmeamentele miferie humane, cheprouocò il defiderio dimolti ap ter volontariamete di morireXon questa pifistrato fu così raro, & fing lare nella città d'Sthene,che quantunque haueffe contrario Solone grandhuomo, con tutto ciò fu eletto alla fomma dell'imperio, media lempito deldire,che fingolarmente rifulfeinlui. fon questa Catone feuero fàpur chiamato in Roma il Romano 1)emofibene, tato pue quenza di quello apprejfo unpopolo, che fu in tutte le cofe non men feào % ehe ficrojfr fi il predicatore haueràmemm tale, chept-fjaliet mei*

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