Hospitale_ocred
In dialogo con la storia: un centro pluriculturale nell’antico ospedale (Progettisti Associati) Privo della fortuna critica dei magniloquenti edifici del centro, non contemplato dalla maggioranza delle memorie dei voyagers che probabilmente si auguravano di non vederlo mai, studiato ma mai realmente conosciuto, l'Ospedale Vecchio costituisce uno dei monumenti più interessanti della storia architettonica ed istituzionale di Parma. Le indagini condotte in occasione degli ultimi progetti di restauro e l’avvio di diversi cantieri si sono trasformate quindi in occasioni irripetibili per approfondirne la conoscenza. Salendo l’elegante scalone settecentesco ed aprendo il grande portone d’accesso, l’O- spedale si svela subito e diventa spettacolo: le inusitate dimensioni degli ambienti, le particolari soluzioni architettoniche e tecniche, la piranesiana sovrapposizione di spazi e di volumi compongono un palinsesto che lascia spesso meravigliati spingendoci a porci quesiti sulla storia e sul “procedimento creativo, costruttivo e di trasformazione” di questo intrigante ed articolato complesso.! Può così iniziare, grazie al contributo dei numerosi studi che hanno interessato in passato il vec- chio ospedale, un racconto ravvivato dalle più recenti indagini, che seppur parziali, hanno raggiunto sicuramente un primo risultato: dalla progressiva e sempre più approfondita conoscenza dell’Ospedale Vecchio è cresciuta la consapevolezza della necessità di un suo completo recupero per giocare un nuovo ruolo all’interno della città. “Monumento alla carità” già all’atto della propria ideazione, annoverato tra i “Monumenti e le Munificenze” luigine, il rinascimentale “hospitale magnum” fu nella sua vita plurisecolare il luogo dell’esperienza assistenziale ed “ospi- taliera” più avanzata. La sua fondazione fu rivoluzionaria non perché riunì in un unico luogo e forse sotto una sola gestione le numerose istituzioni assistenziali esistenti all’epoca in tutta la città (esposti, orfani poveri, poveri infer- mi, zitelle, ragazze madri...) ma perché sancì la fortuna dell’impianto a croce come genere architettonico trasmutato dall’architettura monastica per diventare tipologia specialistica. Fu proprio a Firenze nel 1334 nell’Ospedale di Santa Maria Nova che l’importanza della vicinanza a Dio come mezzo terapeutico trovò la propria materializzazione in questa particolare tipologia. Si trattò di trasferire la distribuzione a croce dei lunghi corridoi monastici alle corsie di degenza ospedaliera. Queste, composte da bracci uguali, si irradiavano da un centro dotato di altare e tabernacolo e rispondevano ad una precisa logica funzionale e terapeutica. In questo modo la partecipazione dei ricoverati alle Crociera, braccio sud. Consolidamento delle volte eseguito attraverso frenelli in muratura rinforzati con fibre in PBO. In basso, ai lati si riconoscono le basi circolari delle statue in cotto di Gian Battista Cousinet 89
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