RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

quale sta alla verità come la poesia alla prosa, o me- glio come le vesti al nudo, che è facile a figurarsi e sconveniente a vedersi. Per esempio: noi sappiamo benissimo che quella leggiadra sposina, legatasi per interesse a un vecchio stomachevole, sospira arden- temente non dirò la morte del marito, che sarebbe troppo, ma i l giorno di diventare una adorabile ve- dovella (sono così interessanti le vedovelle!). Il con- trario sarebbe nientemeno che assurdo. Eppure il dire che ciò sia è maldicenza, è giudizoi temerario, è perfino calunnia: vedete un poco dove vanno a ficcar la calunnia! E guai al buon nome della signo- rina, se non celasse ben bene i proprj sentimenti, dei quali sono tutti persuasi. An z,i quando giugne- rà l ' ora fatale, essa sarà per qualche tempo i n- consolabile, e poi fortemente rassegnata, e in fine anche felice, sempre per opera del tempo che è un gran balsamo anche per le più crudeli ferite. Così, nel caso presente, è facile imaginare che per una famigliola non troppo fornita di persone di servizio e di suppellettili, i l dare un pranzo numeroso e di pretensione è un impegno forte e imbarazzante. Ma ve lo siete assunto, e bisogna portarlo con esemplare intrepidezza. Ripeto che la dissimulazione è poesia, e prosacela la

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