RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

poetica che riesce a comodo e vantaggio universale. Oh, non c'è tanto da ridere quando leggiamo in Molière di quello sciocco che si meravigliava di aver sempre parlato in prosa senza saperlo: anche noi, senza avvedercene, parliamo quasi sempre in poesia. Il mondo è un teatro, e la vita è una lunga comedia, quando non è corta: noi tutti ora siamo spettatori, e pretendiamo divertirci ed esser e perfettamente i l - lusi; ora siamo attori, e dobbiamo rendere con arte somma i l caratter e che ci tocca o che ci scegliemmo a rappresentare; altrimenti la platea fischia. Anche Giorgio è inquieto: guarda l'orologio sul ca- minetto, e poi l'oriuolo da tasca, e poi ancora l'oro- logio. « Che cosa hai, Giorgio ? — Sono già le cinque e mezza, e manca ancora i l dottore. -— Ebbene, se la tavola è pronta, pranziamo: una mezz'ora di aspet- tazione è anche troppo, in regola generale, per chi- chessia: qui poi non si tratta che di un dottore, ed egli stesso non vorrebbe, secondo la sua scienza, che tanta brava gente patisse i languori di stomaco per eccesso di riguard.i » Il diritto di arrivare un'ora do- po dell'indicata, quando i l pranzo è già a un terzo del proprio corso, non è concesso che ad uomini di celebrità sterminata, enti eccezionali, angioli, de-

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