RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937
si può far sempre, e non dimenticherò mai di esser- mi una volta trovato così stretto e compresso fra due signore, che dovetti schizzar fuori dalla fila, man- dando indietro due spanne la mia sedia, e tenendomi lontano dalla tavola, per modo da non parer quasi che vi partecipassi. Quando volevo allungare la de- stra sulla tavola, bisognava che mi mettessi in pro- filo sul lato sinistro, e viceversa quando innoltrava la sinistra. Se poi occorreva di allungare ambedue le braccia, mi toccava di attortigliarle, come fanno le mosche quando si fregano le zampine una sull'altra. Per colmo di sciagura, una delle due signore, fra le quali, cioè dietro le quali, mi trovava, mi tenne certi propositi di estetica trascendentale, da farmi venire i sudori freddi. Giunse a di rmi che le parve sempre cosa strana e inconcepibile come a questo mondo si debba aprire la bocca per quella trivialità tanto prosaica del mangiare e bere. A si orrenda bestem- mia del sentimentalismo contro la providenza (che per lo stimolo dei supremi piaceri ci obliga al sod- disfacimento dei supremi bisogni) la risposta mi cor- se fin sulla punta della l ingua: ma, trattandosi di bel sesso, la contenni, e mi limitai a questa osserva- zione: «Sarà benissimo come ella dice, donna L u- cinda: ma i l peggio si è che almeno questa poca 118
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