RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

cente data, che per mancanza di uso o di naturali di- sposizioni si trovano inesperti e imbarazzati nell'e- sercizio del loro nuovo mestiere. Contro a costoro la bassa invidai cova rancori implacabili, e n'ha ben d'onde, la poveretta. Ora, non è raro i l caso che la maldicenza osi colpiril di scherno perfino nell'atto di allontanarsi collo stecco in bocca dalle loro laute mense. Oh ingratitudine umana! Ma a far tacer e d'ora in avanti le male lingue ci penso io, insegnan- dovi a dar da pranzo in modo da ridurle al silenzio. Nel quale scopo mi pare che ci sia della morale as- sai; giacché, guai al libro moderno che non sia tutto unto di moralità, come è unta d'olio un'insalata, o come.... Quasi mi dimenticava che non devo fare l'esordio: sono però a tempo a troncarlo. Entriamo in materia, e attenti bene. Oh, i l meglio mi scordava, come dicea quella buona lana di Figaro. Avverto che rigetto come frivola e insussistente qualunque taccia di allusione individu-a le. Scendo con mio non poco fastidio a siffatta pro- testa, perchè così vuole miseria di tempi e di luoghi. Mo l ti troveranno che io descrivo quanto accade in casa loro: ma appunto io descrivo ciò che accade in casa di gente infinita. Se un romanziere narra i pal- pi t i, i terrori, le speranze, le veglie di una ragazza

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