RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

do invertire l'ordine delle idee, parlando subito del- l'atto d'invitare, e poscia delle persone da invitarsi. Il modo più volgarmente adoperato tra noi per inv-i tare uno a pranzo, si è di pregarlo a venire i l tal giorno a far p e n i t e n. z a Questa formola è brutta, di- sgustosa, e mi ricordo che quando l 'udiva fin dalla prima puerizia, mi suonava istintivamente antipatica. Ora, notate che le antipatie anche le più istantanee e non ancora ragionate, non sono altro che i l rapido e confuso senso di quelle ragioni che pur sussistono, e che non abbiamo o i l tempo o la volontà o la ca- pacità intellettuale di sviluppare. Far penitenza! ma di qual colpa, io dimando, e perchè in casa vostra ? Tocca al confessore e al missionario d'inculcarci la penitenza: gli amici devono fornirci i piaceri e le gioje. Quella frase è poi sempre bugiarda e ipocrita, se non nel fatto, almeno nella intenzione. Il vostro convito riescirà pur troppo una grave e lunga peni- tenza, se non saprete evitare la maggior parte degli inconvenienti che io verrò additandovi; ma i l vostro desiderio e la persuasione vostra sono di far passare agli invitati alcune ore piacevoli e graditissime. Voi dunque dite per modestia una bugia, e fate che la virtù generi i l v i z i o: ma siccome ciò è assurdo, così

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