RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

dea poco solleticante. Fette di pane gonfiate nel bro- do, parenti strettissime del pancotto e del pantrito, che ci fanno venire in mente la malattia o la conva- lescenza in berretto da notte, e che solitamente veni- vano dopo allo stomachevole olio di ricino o all'ese- crabile infuso lassativo. Insomma, se io ho da ono- rare la vostra mensa, sottoponetemi alla fantasia un concetto molto più appetitoso di quello che mi r i- sveglia la zuppa, per la quale vi dico che io non mi movo nemmeno. Quando vogliate intitolare i l pran- zo dalla minestra, anziché usare quel brutto gallic-i smo, sarà ben meglio invitare ai ravioil o al risotto, che sono tutt'altra cosa, e che sono parte integrante del nostro orgoglio nazionale. Ed eccovi messi sulla strada delle formole regolari e logiche d'invitare. Sì; trattandosi di amici e persone di confidenza potete prendere per pretesto d'invito un qualunque piatto non commune che intendiate di dare. Per esempio: avete delle lingue di Zurigo? o dei fagiani della Stiria ? o un porcellino di Praga ? o un pasticcio di Strasburgo? Si invita a venire ad assaggiare o i l pasticcio, o i l porcellino, o i l fagiano, ecc. : ben inteso che, se aveste anche tutte queste cose insieme, ne nominiate una sola, e non mi anticipiate in mezzo alla strada o su di un viglietto la lista delle — 47

RkJQdWJsaXNoZXIy ODkxNTE=