RAJBERTI - Arte di convitare parte prima - 1937

c io dal mio ritiro vi darò ragione e vi applaudirò sempre come i tanti affamati scolari che vi fanno bella corona a tavola, avidi tutti di apprendere e perfezionarsi. Vorrei solo una condizione: che su trenta giorni del mese ne riservaste uno, almeno uno, pei veri amici. Ma, oimè! che qui è proprio dove manca i l terreno sotto ai piedi. Le persone dal cuore troppo espanso, che sono tutto per tutti, hanno un diluvoi d'amici nel senso volgare e abusivo della parola : ma ordina- riamente sono destinati a non averne nella significa- zione nobile e sacra del concetto. In ciò rassomigliano molto ai dotti enciclopedici che, a forza di trattar confidenzialmente tutte le scienze, non riescono mai a possederne alcuna. La cosa non è che troppo natu- rale. L'amicizai è oculata, e perciò, a lungo andare, più gelosa dell'amore, che dalla sapienza antica fu dipinto cieco, e spesso si appaga di illusorie appa- renze. Pr imo e supremo elemento di quell'affetto è la stima che conduce alle più delicate distinzioni : ma queste cessano di esser tali se si usano con vari .i Che uno vi confidi un'afflizione intima, o una gioja se- creta: ciò vi lusinga l'amor proprio, v'inspira inte- ressamento e benevolenza. Ma se quella confidenza fu fatta a mol t i, se vi accorget e che è divenuta i l se-

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