RODA - Manuale dell ortolano - 1882 copia

— 373 — farli salire sopra brocchi, onde lasciar libero il terreno per poterlo pulire e sarchiare a tempo opportuno. Sopraggiunte le prime brine, si recidono tutte le rami­ ficazioni presso terra, si ricopre l’intera aiuola con strame, foglie o letame grosso, onde difendere i tuberi dal gelo. Nella primavera seguente, si scopre l’aiuola e si sarchia leggermente la terra. Durante l’estate si usano attorno a queste piante le stesse cure dell’anno antecedente. Negli ultimi giorni d’autunno di questo secondo anno, i tuberi dell’igname avranno raggiunto uno sviluppo tale da ricompensare in certo modo l’occupazione consecutiva del suolo per due anni; avvegnaché la maggior parte dei tuberi avranno raggiunto la lunghezza d’un metro circa col diametro medio di 4 a 6 centimetri e col peso di un chilogrammo circa ognuno. Fino nel primo anno, ma più abbondantemente nel se­ condo la pianta deU’igname produce all’ascella delle foglie dei bulbilli (fig. 177) i quali piantati in primavera nel modo che abbiamo indicato per i pezzi di tubero, producono nuove piante che in capo a due anni danno prodotti quasi eguali a quelli di cui sopra. Nei paesi meridionali, ove le piante hanno uno sviluppo molto maggiore, resta inutile di farle vegetare anticipata- mente nei vasi, per riporle più tardi in piena terra; queste si possono addirittura collocare al loro posto, nei mesi di aprile o maggio, e in certi luoghi possono anche sommi­ nistrare nell’autunno stesso un discreto prodotto. Le difficoltà che si oppongono alla maggior coltivazione di quest’eccellente tubero, sono il profondo dissodamento del terreno a cui si è obbligati per ottenere tutto quel mas­ simo sviluppo possibile, la difficoltà di estrarne i tuberi e la occupazione del fondo durante un biennio, le quali cose certamente possono fino ad un certo punto scoraggiare l’orticoltore; malgrado le prospettive di un ricavo sensi­

RkJQdWJsaXNoZXIy ODkxNTE=