RODA - Manuale dell ortolano - 1882 copia
— 410 - Gli ortolani dei dintorni di Parigi adoperano per questa coltivazione dei buoni letti caldi e milioni di campane di vetro, mentre noi poco o nulla approfittiamo dei mezzi naturali, e niente affatto degli artificiali. Lasciando a parte ciò che riguarda la coltivazione in grande scala di questo frutto, ci limitiamo a parlare di quella che può essere eseguita negli orti comuni presso i grandi centri, e negli orti di case signorili, da cui si po trebbero ottenere squisiti frutti qualche mese prima che pervengano dalla coltivazione ordinaria, i quali compense rebbero largamente le cure che richiedono. I poponi vogliono una terra discretamente soffice, piut tosto sabbiosa, molto sminuzzata e concimata abbondan temente con letame consumato; coltivati a piena aria, vogliono eziandio un’esposizione calda molto solatia, e due o tre innaffii durante la vegetazione, ma questi assai copiosi. I poponi forzati si seminano verso la fine di dicembre, in gennaio e febbraio, sovra letti caldi muniti di cassoni con buone invetriate e sufficienti coperte di paglia onde poter mantenere entro i medesimi un calore costante fra i 15 a 18 gradi Réaumur durante la notte, e 25 a 30 durante il giorno. Adoperando generalmente le varietà primaticcie a frutto piccolo, si collocano 4 o 5 granelli di semente al sito che corrisponde alla metà dell’invetriata, dimodoché questa essendo della larghezza di un metro, i cespi si troveranno distanti un metro l’uno dall’altro. Appena le pianlicine producono le prime foglie al di sopra dei cotiledoni, si diradano, sopprimendo le meno rigogliose, lasciandone due tufi’ al più per ogni cespo, le quali più tardi si smozzano al di sopra della seconda foglia (fig. 193). Durante le ore calde del giorno si rial zano più o meno le invetriate della parte posteriore, per introdurre nei cassoni tutta la maggior quantità d’aria
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