RODA - Manuale dell ortolano - 1882 copia

zione per non correre rischio di perdere il fruito di tante fatiche; dimodoché, dopo di aver mantenuto per qualche tempo le campane sollevate sovra piuoli giorno e notte, s’ incominciano a levare interamente durante la notte, purché la temperatura lo permetta, per rimetterle nel giorno mentre il sole colpisce direttamente le piante, e così per diversi giorni consecutivi, abbreviando però sempre le ore durante le quali le campane devono ri­ manere sulle piante, onde assuefarle gradatamente a sop­ portare direttamente i raggi del sole. In capo a dieci o dodici giorni si possono levare interamente e riporle in luogo sicuro per servirsene all’occorrenza. Per impedire che la terra all’ingiro dei cumuli resti troppo dura ed arsa, si rivestono cotesti cumuli con uno strato di concime consumato, il quale, per il suo color nerastro, ha altresì per effetto di assorbire maggiormente il calore a profitto delle piante. Due o tre copiosi innaffii, ma fatti in modo da lasciare che l’acqua s’innalzi per qualche ora nell’aiuola sommer­ gendo in parte i cumuli, bastano durante i due ultimi mesi della loro vegetazione; e salvo il caso di somma necessità, ogni innaffio deve cessare all’appressarsi della maturazione dei frutti, i quali incominciano ad essere go­ dibili circa quattro mesi dopo la semina. Le seminagioni a pien’ aria si fanno dal principio di aprile fino a maggio, secondo le diverse località, ma nei luoghi un po’ umidi conviene meglio farle sopra cumuli, apparecchiati come sopra, piuttoslochè in piano, perchè in quest’ultimo caso, per poco che predomini l’umidità senza un corrispondente calore, i frutti che se ne rica­ vano restano acquosi ed insipidi. Le cure da usarsi ai poponi seminati liberamente a pien’aria sono le stesse che abbiamo indicate per le coltivazioni forzate e sotto f* campane. — 417 — 2T — R o d A , Orti<\

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