LA CUCINA ITALIANA 1935

1 Giugno 1935-XIII LA CUCINA ITALIANA I prodotti conservati SUPRR O- UINO sono i preferiti: Provateli! Le specialità Super Forino son la- vorate con gli insuperabili prodotti dell'Agro Nocerino e con i più per- fetti sistemi moderni negli stabili- menti della NOCEBA INFERIORE Estratto di pomodoro Pomodori pelati. Piseli) e fagiolini al naturale. Pesche albicocche, ciliege e pere allo sciroppo. Uarctofi, peperoni tanghi, meleazane ecc. ¡Pifc.. i » - j, ; m — Quarant'anni, caro Giorgio, son molti. — Non credo. Per una donila sono una bella stagione. — Non dirai che sia primavera... — che non è, forse, la più bella stagione dell'anno. — E qual'è, allora, l'autunno? — Hanno il loro fascino anche * fili d'argento: comunque, né. hai di- menticato una, Marcella: l'estate. La primavera dà le fiorite, l'estate » frutti — Una volta ti piacevano i fiori, Giorgio. .— Adoro i fiori, Marcella, ma mi piacciono anche le albicocche. La conversazione è interrotta da donna Marta che iì-rompe nello stu- diolo in cui ci siamo rifugiati un mo- mento, così, per parlar di noi e della nostre malinconie; ma la riprendiar mo quasi subito raccogliendoci quo sta volta in un angolo del giardino d'inverno dove ci servono il the. Siamo in casa della contessina Si- lenzi, che si congeda dagli amici pri- ma d'intraprendere il sito viaggio at- traverso l'Egitto, dopo quella tale in- tensa preparazione di cui ho parlato, mi pare, l'ultima volta. Marcella è immalinconita. Jnvec chia. E' ancora giovane, fresca, sen- za una ruga e senza un capello bian- co, nonostante i suoi quarantacinque anni (se ne attHbuisce quaranta e in realtà non II dimostra nemmeno) ma invecchia. Guarda quella sua figliola ch'è un miracolo di bellezza e di gra- zia — alta, con un viso che ti ram- menta le madonne dell'Angelico e una. voce che l'ha presa a.lla mamma, pie- na di arpeggi e pensa a quando a- veva anch'essa i suoi diciott'anni. Era bella anche lei, con quei suoi occhioni dolci, le trecce nere avvam- pate da un fiocco rosso e un canto nella voce armoniosa che ti dava il tormento. La rivedo ancora in quella villa sei- centesca sul colle dell'Impruneta, o. spite della nonna materna che aveva sognato per lei, se non un principe del sangue, un nobile almeno, degno della sua casata illustri. Marcella s'era invece innamorata prima di un nobiluccio che non aveva un soldo e aveva sperato di rimpan- nucciarsi con quel matrimonio; poi... già, poi, non si sa perchè, aveva spo- sato un uomo un po' attempato, ric- chissimo, di modestissime origini. E s'eran voluti bene. — Non era stato un matHmonio di amore, il nostro — mi dice — ma siamo invecchiati così. Insiste. L'idea d'invecchiare la im- paurisce. — Non sei dunque contenta — le domando ancora per distargliela da quella sua idea ossessionante — d'es- sere in piena estate t — Che non è, Giorgio, la più bel- la stagione dell'anno. — Ecco il tuo errore: tu sei ancora cosi bella- Mi fulmina con un'occhiata: poi, calma, mi dice: — Non ricominciare col tuo mestieraccio di conquistato- re: è tardi. Tronchiamo piuttosto que- sto inutile discorso della vecchiaia al quale la tua fatuità di uomo ha dato una interpetrazione arbitraria, e ri- prendiamo invece il discorso che ave- vamo cominciato. — Parlavamo dei tuoi quarant'an- ni, Marcella. E poiché m'era seni' brato... — ... che mi pesassero, ti ricorderò, Giorgio, che tu cammini a grandi passi verso i sessanta mentre io corro verso la cinquantina. — che non dimostri. — Lo so, ti ringrazio. Ma non è di me che mi preoccupo. Vuoi ascoltar- mi? Ma come si ascolta un amico che vuole un consiglio. Non sento il peso dei miei anni Giorgio, e mi sento ancora giovane; ma ho paura, dopo vent'anni di ma. trimonio, che mio marito mi tra- disca. — Ma corre verso i sessanta anche lui, Marcella, se non li ha scavalcati. Riccardo, del resto, è un uomo cosi attaccato al dovere... — Non dico di no: temo tuttavia ch'egli non sia stato sempre sincero. Ma ti dirò poi. E' mezz'Ora che chiacchieriamo in quest'angolo e l'araucana ha tossito. Vieni a colazione da noi domattina ? Ti farò preparare quello sformato che ci fece servire la nonna all'Im- pruneta; la prima volta: 0 l'hai di- menticato ? — L'ho sulle labbra. A domani. GIORGIO DI TORREBRCNA Tourigiì Clbu Italiaon Guiad Gailtronaoraic d'Itali L'utilità di questa « Guida », nelle cui nitide vagine si profila, in sintesi lucida e piacevole, tutto il folklore gastrono- mico e nazionale, diviene tanto più evi- dente quanto più vivo si fa nel nostro animo d'Italiani il desiderio di sapere come viva, coi propri usi e ic proprie tradizioni il popolo di quelle regioni che fi«') «. l'eri ci furono, così poco note, e che oagi, grazie ai messi di comunica- zione rapidi ed economici coi quali pos- siamo agevolmente muoverci da un pun- to alf altro della penisola, ci è dato visi- tare ed ammirare. Oltre a indicarci, con notevole vantag- gio pei turisti nostrani e forestieri, i cibi ed i vini particolari, non solo ad ogni regione, ma ad ogni provincia o differente località, la Guida Gastronomi- ca facilita ed incita una migliore valoriz- zazione dei prodotti delta nostra indu- stria e di quelli della nostra terra me- ravigliosa. E con questo compie lodevole opera d'italianità. &

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