Hospitale_ocred
funzioni liturgiche e alla continua preghiera, all’epoca ritenuta fondamentale per il recupero della salute, era assi- curata. Un criterio questo che influenzerà la progettazione successiva non solo degli ospedali ma anche di tutte le strutture assistenziali improntate al raggiungimento della “sanità” intesa anche come redenzione e recupero morale dei ricoverati. L’impianto a croce inoltre permetteva la replica geometrica degli spazi ed una precisa risposta orga- nizzativa. Assetto funzionale che troverà, come è ben noto, la sua più riuscita interpretazione nella Cà Granda del Filarete, il “glorioso albergo de’ poveri di Dio sotto Francesco Sforza, duca quarto dì Milano”, da cui germoglieranno numerosi altri modelli nel mondo lombardo e non solo.” Parma quindi, all’epoca legata al ducato sforzesco e aperta alle novità dell’umanesimo, prenderà a modello la coeva Cà Granda per ricostruire il proprio nuovo ospedale in sostituzione di quello istituito secoli prima da Rodolfo Tanzi. Dunque una grande spina dorsale a forma di croce greca, orientata secondo le direzioni cardinali e in origine lunga attorno a poco più di 27 metri per manica (corrispondenti alle 50 braccia della misura di Parma). Costituita quindi da solo sette delle attuali campate?. A queste, allungate nel tempo in modo non uniforme (tanto da far divenire la croce da greca a latina), verranno poi a svilupparsi quattro diverse corti quadrangolari, in parte loggiate, destinate a funzioni diverse e fra loro comunicanti proprio attraverso le maniche della crociera. L'unico blocco del corpo di fab- brica ad essere completato secondo il progetto originario fu quello di sud est, oggi occupato dall'Archivio di Stato, il cui lato meridionale, parallelo alla strada principale, fu pensato come corpo porticato e leggermente sopraelevato dalla quota della strada di Santa Croce (oggi via D'Azeglio) e tipologicamente debitore al fiorentino Ospedale degli Innocenti.* Intorno, ampi spazi verdi, canali e canalette d’acqua, assicuravano non soltanto una buona esposizione alle correnti d’aria ma anche spazi per i futuri ampliamenti, per l’autosufficienza alimentare, per la circolazione dell’acqua negli scoli igienici (ritrovati negli scavi più recenti) e per le sepolture. Oggi il complesso occupa una superficie coperta di oltre ottomila metri quadri. L'area complessiva risulta però significativamente ridotta rispetto a quanto occupato fino al XIX secolo, avendo perdute non solo le parti destinate a servizi o a bassi comodi, ma soprattutto gran parte di quegli spazi verdi funzionali alla vita dell’ospedale e invasi, purtroppo anche in tempi re- lativamente recenti, da strutture e fabbricati. Giovanni Antonio da Erba, capomastro, carpentiere e ingegnere stipendiato dal Comune, una volta ricevuto l’incari- co del progetto (1476) e della successiva costruzione della crociera, si impegnò innanzitutto a bonificare e livellare il terreno di proprietà dell’ospedale Tanzi posto a lato del proprio edificio duecentesco. Poi, secondo la norma dei cantieri al tempo più aggiornati, tracciò i caposaldi della nuova crociera utilizzando probabilmente il metodo dei paralleli, cioè realizzando un reticolo di supporto che avrebbero dovuto costituire il modulo replicabile delle cam- pate del piano terra. Diversi studi hanno sollevato il dubbio se l'ospedale duecentesco abbia continuato a funzionare durante i lavori di ampliamento e soprattutto dove era esattamente collocato rispetto al nuovo impianto. Non dimen- 91
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