Hospitale_ocred
92 ticando le ipotesi, sostenute da più autori, sulla sua possibile totale demolizione*, la proposta di posizionarlo nel quadrante sud-ovest della grande croce è quella ad oggi più sostenibile. Anche se il confronto trai rilievi attuali e le planimetrie antiche (in primis i disegni del conte Alessandro Sanseverini e l'Atlante Sardi), mostrando un impianto alquanto alterato, ne rende difficoltosa la verifica?. Quando Giovanni Antonio da Erba avviò il cantiere provvide pure ad impiantare specifiche fornaci per mattoni, calci e gessi, nonché a reperire, probabilmente dal vicino torrente Parma, quantità di ciottoli e di pietrisco necessario alla realizzazione delle platee dei sottofondi e soprattutto per fornire materia prima per la muratura a sacco dell’intero piano terra della crociera e di ampi tratti del piano primo.® I mattoni utilizzati risultano ben formati, composti da buona argil- la, ben cotti e di dimensioni pressoché identiche (cm.11x29x5;12x27x6) con giunti ben stilati ed allineati.” Il confronto tra le parti in elevato e quanto osservabile con la rimozione del pavimento della crociera soprastante, conferma un aspetto, di recente puntualizzato, fondamentale per comprendere questa prima fase costruttiva. Le volte appaltate nel 1491, e cioè quindici anni dopo l’avvio del cantiere, si riferiscono alle volte a crociera in muratura disposta di taglio e con orientamento a 45° (a “spina pesce”) del piano terra e non a quelle del piano superiore realizzate durante il XVIII secolo. I bracci, risultando suddivisi in due o tre navate a seconda della fase di accrescimento a cui appartengono, sono caratterizzati da pilastri posti al centro e da paraste ai lati non ammorsate. Sia i pilastri che le paraste sono in laterizio rifinito da uno strato d’intonaco tipo sagramatura, con capitelli semplificati a doppia o tripla fascia sempre in laterizio. Il tema delle quote originali dell’ospedale e la ricerca del sito duecentesco, interessa anche il braccio orientale dove, affogate in riempimenti strutturali, sono evidenti tre isolate colonne in laterizio con tracce di finitura ad intonachino e con capitello a scudo, su cui appoggiano le sovrastanti volte a crociera. Ritrovamento questo già attribuito, proba- bilmente in modo errato, ad un’appartenenza di queste strutture all'ospedale più antico, che più recenti approfon- dimenti collocano invece ad una fase dello stesso cantiere quattrocentesco del da Erba. Il cantiere subì infatti varie sospensioni e fu contrassegnato da diverse crisi finanziarie. Ciò portò ad un allungamento dei tempi e soprattutto a modifiche ed aggiornamenti del progetto anche sotto l’aspetto costruttivo e tipologico che il ritrovamento dei tre pilastri e dei soprastanti archi ad imposta differenziata confermerebbero.® Nel 1491, cioè quindici anni dopo l’avvio del progetto, venne assegnato al capomastro Gaspare Fatulli l’incarico di completare l’esecuzione delle volte del piano terra e di coprire con capriate lignee, e non con volte in muratura, tre degli attuali quattro bracci superiori la cui altezza non corrispondeva a quella attuale. Con questi lavori si completa- va la grande crociera dove i bracci nord, ovest e est erano destinati all’accoglienza degli infermi (distinti tra maschi e femmine), mentre quello a sud, collegato al corpo di facciata e all’ingresso, ospitava la chiesa. La grande croce s’innestava poi al corpo d’ingresso porticato definendo obbligatoriamente le direzioni dei successivi ampliamenti: nord, est e ovest.
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