MAESTRELLI - Il vitto del soldato - 1886 copia
— 112 — « L’uso della carne degli animali affetti da tisi perlacea, « che sono in stato di sufficiente nutrizione, è permesso, « quando ha tutte le proprietà della carne commestibile. « Gli organi infetti da noduli debbono essere sotterrati o « bruciati. Quando però l’animale macellato è assai dima- « grato e nei noduli vi sono masse caseose e le glandole « linfatiche sono parimente degenerate ed in genere la « malattia è molto inoltrata, allora nè carne, nè altra « parte del corpo, sotto qualsiasi condizione, deve essere « permessa per uso umano » (Baranski). Anche il nostro Nosotti viene presso a poco alle stesse conclusioni. 5° Pioemia e setticemia. L’infezione purulenta e settica del sangue è manifestazione secondaria di altre malattie, come estese contusioni, ferite, infiammazioni settiche del l’utero, vajuolo, ecc. già preesistenti nell’animale. Può an che esser prodotta ad arte iniettando nell’ organismo un liquido purulento o sanioso. Le carni di animali così affetti sono rosso-scure, livide, friabili, suscettibili di rapida putrefazione e perciò devono essere scartate dall’alimentazione dell’uomo. 6° Un simile precetto vale per le carni di animali af fètti da neoplasmi maligni, ed in special modo da carci noma e sarcoma, quando tali neoformazioni accennano già ad esulcerazione. Tali neoplasmi si presentano qualche volta nei bovini. Nei cavalli sono invece frequenti i tu mori melanotici i quali, se esistono sulla pelle soltanto, non hanno importanza sull’uso della carne, ma se ne esi stono ne’visceri o ne’muscoli, allora la carne non deve accettarsi per l’alimentazione dell'uomo. 7° Vajuolo, Variola. Il vajuolo dei bovini, de’suini e del cavallo è identico a quello dell'uomo ; è locale e a decorso molto mite. Il vajuolo della pecora (schiavina), benché molto simile, non ha nulla di comune col precedente, e si presenta sotto forma epizootica e spesso maligna. Il va juolo de’ porci è raro e può derivare loro sia dall’uomo, sia dalle pecore; nella forma è simile a quello delle pecore. Nelle capre è molto raro.
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