RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia
L’ARTE DI ESSER FELICI Il tordo comune o cantore, il tordo grosso o viscada, uno dei più delicati, ed il così detto vendemmiatore di Borgogna, ne sono gli ospiti più assidui. Ma in mancanza di to rd i, si può qualche volta tirare ai merli, ai beccaflchi, alle tortorelle, e più raramente al tordaccio o tordo del ginepro, di cui le truppe emigranti non passano da noi che a tardo autunno. La caccia in palude. — Al cacciatore intrepido e appassionato la caccia in palude offre il prezioso vantaggio di essere acces sibile quasi tutto l’ anno, quando la caccia nella pianura e nei boschi è già chiusa da un pezzo. A dir vero'bisogna avere un buon temperamento, una solida pazienza e all’occasione sopportare una immersione accidentale nell’acqua, senza soffrirne più dello spagnuolo o del grifone da cui si è accompagnati. In queste condizioni, la caccia in palude non manca di essere attraente in ragione della quantità di belli e grossi uccelli che vi si possono incontrare. Tutta la tribù delle anitre, cacciate dall’ inverno dalle regioni nordiche, vengono a sollazzatisi. Oltre alla superba anitra selva tica, tipo del genere, si trova l’anitra settentrionale dalla coda biforcuta, il caporosso dalla testa bruna, la bernacla zebrata di nero, il moriglione dal becco azzurro, e, secondo i siti, l’arzavola e la folaga che si succedono a corti intervalli, se pure non vi si trovano nello stesso tempo. Quasi tutte queste specie, a dir vero, non si lasciano ac costare dal cacciatore, e per sorprenderle e impadronirsene bi sogna quasi sempre usare astuzie e strattagemmi che rendono la caccia della selvaggina acquatica divertente fra tutte le altre. Bisogna appostarsi ora in una capanna con feritoje, ora dietro un riparo di rami, dopo aver lanciato sulla palude le anitre di richiamo ammaestrate ad attirare coi loro gridi le anitre selvaggie.
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