RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia

666 I BISOGNI DELLA VITA evo, era considerata il più glorioso trofeo della caccia col fal­ cone; più frequente è la scoperta dei francolini e delle galline d’acqua, ma queste destano forse maggior interesse al naturalista che al cuoco. La selvaggina invece che si cerca di preferenza è il beccac­ cino, tutte le specie del quale vengono in autunno quasi ad un tempo a frugare col loro lungo becco la melma delle nostre pa­ ludi e il fango dei nostri stagni. Il tiro al beccaccino comune, a motivo dei numerosi zigzag che fa l’uccello quando vola via, riesce assai diffìcile; per questo è consigliabile come eccellente esercizio al giovane cacciatore. Al contrario è relativamente facile tirare al beccaccino doppio, molto più voluminoso, e sopratutto al sordo che davanti al passo del cacciatore s’inalza con un volo pesante. La caccia nei boschi. — Beccaccie. — Nella caccia come nel­ l’ornitologia, il beccaccino annunzia la beccaccia, ma quest’ultima, più grossa e molto più stimata, preferisce le praterie umide e scoperte, e i bassifondi acquitrinosi dei boschi. In autunno, dal nord dell’Europa scende nei nostri paesi, vi soggiorna, o li traversa durante una parte dell’inverno, poi alla primavera risale verso le regioni dalle quali è partita. È facile dunque trovarla al principio ed alla fine di tale emi­ grazione, e siccome vien presa facilmente e cade al minimo grano di piombo da cui sia toccata, in pochi giorni se ne può abbattere un bel numero. Tuttavia non tutti i cani fermano la beccaccia, nè la ripor­ tano, di modo che vien pure cacciata all’agguato, postandosi la sera nel canto di un viale, o in qualche umida gola nel fondo d’un bosco. Fagiani. — Soltanto nelle grandi foreste, nelle brughiere o nei parchi dove si allevano appositamente per la caccia, è possi­ bile scoprire e tirare al fagiano; ma questo superbo volatile

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