RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia

L’ARTE DI ESSER FELICI 667 riempie molto bene la carniera, ed ogni cacciatore sogna di po­ terlo avere almeno una volta a tiro del suo fucile. Un tal sogno certamente non è del tutto ineffettuabile, ma insomma, per risarcire il cacciatore rustico, la brughiera e la foresta hanno ben altri ospiti che non sia il maestoso gallinaceo. Lepri e conigli. — Se il gallo di montagna e la storna sono divenuti rari ai nostri giorni persino nei grandi boschi alpini, dappertutto invece si trova la lepre e il coniglio, quest’ ultimo poi in talune località è così fecondo che non si crede di poterlo cacciare senza farne una vera strage. In questi macelli non vengono impiegati soltanto i battitori, che percorrono la campagna col bastone alla mano per cacciarsi davanti tutta la selvaggina che incontrano, ma si impiegano al­ tresì i furetti e i cani, che penetrando nelle gallerie ove si na­ scondono i conigli li sloggiano e li mettono in fuga. La caccia della lepre, meno brutale di quella del coniglio, presenta ben altre attrattive. Infatti è una furba comare questa timida bestia dalle lunghe orecchie, e la rapidità delle sue zampe non le è meno favorevole della squisitezza dell’udito. È senza una dimora fìssa, come il coniglio, e muta frequen­ temente di luogo, quantunque si regoli col tempo, ma da bestia prudente, stabilisce la sua tana di giorno in qualche valletta fresca e coperta; quando piove, sotto un impenetrabile cespuglio dietro un poggio sassoso, e se tira vento, in un basso fondo sotto le felci ed i rovi. Si rimpiatta anche fra le ginestre dove è mollo difficile col­ pirla, o nei campi di patate, di verdura, di granoturco e di tri­ foglio, nei quali può rosicchiare senz’esser vista. È là che un buon cane da ferma deve scoprirla e sorpren­ derla, e l’abile cacciatore deve tirarle nel fianco se partendo corre di traverso, o fra le due orecchie se fugge innanzi a lui. Ma più solitamente, nelle nostre campagne, la lepre vien cac­

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