RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia

672 I BISOGNI DELLA VITA corrono in sciami colla canna in mano sui ponti e sulle alzaje al minimo raggio di sole per disputarsi qualche pesce di melma, è difficile che questa innocente occupazione non venga conside­ rata ridicola e sommamente nojosa. Ma in campagna, dove si può disporre in tutta libertà dei margini ombrosi di una riviera, senza dubbio la pesca è un vero divertimento, una ricreazione tanto salutare al corpo quanto utile allo spirito. È al mattino per tempo e in una bella giornata che bisogna partire. Le praterie sono ancora umide di rugiada, ma già le mosche volano sui fiori, e nell’onda fuggevole, trasparente e fredda, sotto i salici, i pesci, al levare del sole, afferrano le cavallette che ca­ dono nell’acqua, e le friganee che rasentano troppo da vicino la liquida superficie. Un ponticello in ruina, un tronco d’albero rovesciato, vi per­ mettono di passare a piede asciutto da una riva all’altra. Allora vi fermerete e preparerete i vostri attrezzi. Guardate! Ecco sulla fina sabbia del ruscello alcuni ghiozzi che rimontando lentamente la corrente, attraversano a gruppi un raggio di sole che illumina l’ onda, e più vicino alla riva, nei seni stretti, dove l’acqua par che dorma, quanto pesce mi­ nuto si disperde al vostro arrivo! Se voi pescate semplicemente colla canna, come fanno i veri amatori, cercate senza indugio un posto dove possiate nascon­ dervi meglio, all’ ombra, se vi è possibile, di qualche vecchio salice o di qualche altra pianta di fogliame denso. Se la corrente non è troppo rapida nè troppo profonda e se defluisce senza intoppi sopra un letto orizzontale di grossa sabbia o di ghiaja, libero da erbe fluttuanti, potete sperare di fare in poco tempo una pesca fruttuosa. Ma siate lesti, perchè dopo le nove o le dieci il pesce non

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