LA CUCINA ITALIANA 1933

r a g,- a LA CUCINA ITALIANA • s i\". ô - la»"Marzo IB¿¿-AÍ PICCOLA POSTA .del giornale pubblichiamo la ricetta L. M„ Aviatore (Ferrara). _ Olio delle aeppole alla napolitana. E poi-! pugliese? Sicuro; ottimo, non meno chè siamo vicini al 19 marzo (San del ligure e del toscano. Anzi, le Pu- Giuseppej noi, che applichiamo sem- ! glie sono la Regione che ne produce M. B. (Genova). — In quei pranzi nei quali Ella vuol fare a meno del pesce, potrà sostituirlo con altri piat- ti non meno gustosi, come ad esem- pio; Pasticcio di di fegato grasso: Sformato di legumi guarniti di mi- nuta, o di funghi, secondo l a stagione; Fritto misto all'italiana; e se il pranzo non è di grande eti- chetta, ma fra intimi, — perchè no? — uno zampone o cotechino contor- nato da purea di patate, di spinaci 0 lenticchie. N. N. N. (Pescara Centrale). ,Ri- prendiamo, dunque, i consigli esteti- ci che iniziammo nei precedente nu- mero a Suo riguardo: 1) Per ammorbidire la pelle, è ottima la farina di mandorle; così pur3 a latte e ia polvere d'amido (quest'ultima anche nel bagno gene- rale). 2) Per i capelli; a darvi morbi- dezza e lucentezza, vi sono due siste- mi; o lievissima spalmatura di bril- lantina (liquida, pero, non quella in vasetti, ma in bottigline) ovvero la- varli con acqua e aceto, o, anche, passarvi semplicemente un po' d'ace- to col palmo della mano. I metodi sono opposti, poiché l'aceto digrassa, e la brillantina serve invece al capel- lo troppo arido; a seconda dei casi, l'uno o l'altro riesce a meraviglia. Per l'altra Su& domanda la rispo- sta è imbarazzante. E, a tale riguar- do, dovremmo farla precedere da un a domanda indiscreta: «Quanti anni ha?». Tempo addietro, quando non era ancora di moda l'eccessiva ma- grezza (moda, per fortuna, ormai tra- montata). ebbe grande successo una reclame che si vedeva in tutte le quarte pagine dei giornali e, che se non erro, portava il titolo di «Pillole orientali». Chissà che i farmacisti non ne abbiano ancora E, adesso, ci permetta di porgerle auguri sinceri per il suo prossimo imeneo al qua- le, con grande delicatezza, di senti- menti, Ella sta dedicando tutte le cure, su cui c'intrattiene e che è mo- tivo di tutte le infelicità da cui è pervaso l'animo Suo in questo perio- do — secondo almeno le gentili confi- denze che Ella si è compiaciuta di af- fidarci — per la tema... di non far bella figura verso lo sposo!... «La Cuoca» (Milano). — Va bene: prendiamo atto di non chiamarla più signorina; ma non era necessario che, per ottenere questa doverosa rettifi- ca, Ella si disturbasse a descriverci il Suo stato di famiglia. Attraverso il quale, ci siamo compiaciuti, per al- tro, di trovare nomi di persone che furono da noi conosciute: a comin- ciare dal Suo defunto marito comm. B. e dal Suo povero fratello, il gior- nalista Ernesto Mezza-botta. Siamo pure in ottimi rapporti col simpaticissimo K., cognato di S. E. Marinetti, direttore del periodico «Italia e Fede» di cui Ella è collabo- ratrice .Ciò premesso, non ci resta che ringraziarla delle Sue quattro ri- cette che, superfluo aggiungerlo, sono ottime e pratiche. Ma se ogni abbonata, nel mandare ricette, ci regalasse pure il proprio al- bero genealogico!..-. G. F. P. (Jesi). — I l Suo dolce è buono e lo pubblichiamo volentieri perchè, fra l'altro, di stagione. Rinnoviamo, però, anche a liei e a tutte le nostre abbonate la preghie- ra, già rivolta, di non abbondare tut- te in prescrizioni di dolci, ma alter- narle con quelle di pietanze, minestre ecc.; tanto più che il pregio del ri- cettario fornitoci dalle nostre lettrici, è che esso rappresenta, per dir cosi, «cucina vissuta». Esso, quindi, è ve- ramente prezioso per quelle due pa- gine del nostro giornale che sono in ogni numero destinate alla «Cucina di tutti i giorni »; mentre i dolci fini appartengono piuttosto al ramo buon- gustai ed è preferibile che per essi si ricorra a dettami, non tanto di brave donne di casa, quanto di spe- ciali comoetenze in materia (capi cuo- chi. credenzieri, dolcieri). M. R, A. (Genova) — Come sopra, per quanto si riferisce alle Sue ri- cette di dolci. Pubblichiamo, invece, subito nello « Cucina Folclorista » quelle della trippa, dei cuculli, della panicela, del baccalà a frittelle, del vitello e dell'agnello, cioè, le sei pre- scrizioni di cucina genovese che avranno il loro idoneo posto nella suddetta rubrica. li P. C. (.Genova). — L'Ammini- strazione del Giornate d'Italia ci ha trasmesso il Suo reclamo. Veramente, si sarebbe potuto ,ci sembra, non far trascorrere ben dodici mesi e mezzo per lamentarsi di uno smarrimento postale o di una dimenticanza della nostra Amministrazione. Noi, certo, non possiamo verificare nel mese di febbraio 1933 se il 20 gennaio 1932 ricevemmo una lira per l'indice delle ricette che sono state pubblicate nel nostro giornale negli anni i929-'30-'31, e tanto meno se si dette corso, come certamente — se la lira giunge — deve essere avvenuto, alla spedizione dell'indice predetto. Non resta che, secondo la nostra abitudine di cor- rettezza e doverosa cortesia-, man- darle intanto subito, come omaggio, un altro numero di quell'indice. ABBONATA 15731 — I cosidetti «vol- au-vents », (che possiamo benissimo chiamare « sfogliatelle ripiene ») so- gliono venire servite come « entre- mets » o, diremo meglio, « piatti di mezzo », ad esempio ; tra il pesce e l'arrosto, tra il fritto e la caccia ecc.. Ella chiede come riempirli. I metodi sono parecchi a seconda 1 gusti, e tal- volta i regimi. Di solito ,gli ingre- dienti sono fesa di vitello, minuta e funghi. Ma talvolta si sopprime la minuta; per esempio, quando fra i commensali vi sia un artritico o got- toso. I funghi poi non sono di tutte le stagioni, ma possono venire sosti- tuiti con quelli secchi. Finalmente ri- spondiamo alla ultima Sua richiesta; che le sfogliatelle ripiene sono piatto fine adattato più per pranzi che per colazioni. Vanno benissimo anche in qualche elegante cenetta fredda. I. B. (Dalmine). — Lei è tra le più fedeli, e anche questa volta ci ha mandato ottime ricette che pubbli- chiamo; non seniza darle una tiratina d'orecchi perchè si ostina a dire «soufflé» invece di «soffiato». S. S. (Cuneo). — E anche l a Sua ricetta di un piatto assai semplice, quale è il panunto, aumenterà i pre- gi ch'Ella gentilmente nota del no- stro giornale, e farà sì che tante al- tre persone leggeranno come Lei « con molti diletto le cose più interessanti per gli appassionati alla gastrono- mia». Dott. G. A. - San Lazzaro Alberoni (Piacenza). — Eh, via, ci si chiede proprio un po' troppo! Pure come si confezionano ie uova di storione per prepararne' il caviale? Ma no! il caviale non è cibo da prepararsi in Italia e. tanto meno, a casa propria. Nonostante la repulsione che pro- viamo per tutto quanto richiama la « U. R. S. S. », noi, che siamo buon- gustai del caviale — fra l'altro per- chè è un cibo assai nutriente — ce lo eravamo sempre fatto venire dalla Russia. Del resto, si trova in qualun- que salumeria fine quello autentico: marca Moulasson. JAMINO (Milano). — Abbiamo molto pensato a Lei nella prepara- zione del numero di. gennaio, poiché l'articolo di Eugenio Giovannetti pa- reva a Lei dedicato. Esso Le avrà fatto molto piacere ,data la Su a giu- stissima fobia «per i menus che, quando sono tradotti, danno spesso luogo ad "altri barbarismi ( distinta o minuta) ». Cosi Ella scriveva fin dai 2s febbraio 1932. Non meritiamo un monumento a conservare le lettere dei nostri abbonati, o saperle a memoria, a distanza di un anno? Confessiamo, però, che ciò non avviene per tutti e per tutte. Le Sue lo hanno meri- tato. Avevamo inoltre il dovere di conservarle perchè ogni promessa è debito, e noi dovevamo assolverne uno con Lei; quello di intavolare una specie di corrispondenza dialogata su questo foglio «contro tutti gli esoti- smi linguistici relativi alla tavola ». Il miglior trionfo delle sue idee, sta nel fatto che queste hanno già avuto eco preventiva; prima ancora che si iniziasse fra noi... il dibattito accade- mico. Ma sulla questione della lingua ita- liana in materia gastronomica torne- remo espressamente nel prossimo nu- mero. Colonnello E. M. (Napoli). — E allora non è soltanto il nostro Jami- no, e qualche altro purista, ad amare la proprietà linguistica in materia ga- stronomica! Ella ci parla della Sua « meticolosità » e noi salutiamo con piacere la competente esigenza in materia linguistica anche (e perchè no «soprattutto»?) se va ad espli- carsi in materia di fornelli e di men- sa. Accettiamo la Sua correzione re- lativa al « topinambur » che fu messa dai nostro giornale nella famiglia delle leguminose ». Ma ci permetta, dopo averle dato ragione in botanica, non essere più con Lei d'accordo quando Ella critica la seguente frase: «Prendete un ettogramma di guan- cia di maiale e tagliatelo», «Perchè tagliatelo? ». Ella aggiunge « il sog- getto è guancia, e non maiale». Scu- si, sa; ma il soggetto non è né guan- cia nè maiale, bensì «un ettogram- mo». Sarebbe stato, dunque, un errore quel tagliateZc che Lei avrebbe vo- luto. Del pari non sappiamo perchè Le dia ai nervi che si dica «il cervel- lo di manzo». Ella è forse fra colo- ro che, quando parlano di animali, di- cono; « la cervella». Però i nostri mi- gliori scrittori di gastronomia (fra i quali Jarro, Stecchetti, Artusi, Petti- ni) hanno sempre usato il maschile in casi analoghi. Altro che «metico- losità»...! Povera moglie!.. Senatore Aw. T. G. (Cuneo). — giamo sempre in attesa del prezioso ricettario della Sua povera sorella, da Lei gentilmente promessoci. Colonnello Cav. A. d.A. (Belvedere Marittimo). — Ella erra nel ritenere che la Biblioteca di Gastronomìa, pei tipi della Soc. An. Notari, sia stata assorbita dalla Direzione del Giorna- le d'Italia. A quest'ultimo spetta sol- tanto la gestione del giornale La Cu- cina Italiana e non già quella degli altri giornali e delle edizioni varie della predetta Società. M. F. (Milano). — In precedenti numeri abbiamo dato ricette di come si conservano i fichi in inverno e di alcune marmellate di fichi. Per farle piacere, rispondiamo alle Sue tre do- mande nella rubrica « Dispensa e Cantina ». G. C- (Cavaion). — Per l'ewiesima volta ripetiamo che ogni reclamo di genere amministrativo va spedito di- rettamente a Roma « Giornale d'I- talia ». Lei invece si è rivolta a noi per una lagnanza che, a nostra vol- ta, abbiamo dovuto spedire alla pre- detta Amministrazione da dove Le sarà pervenuta, o Le perverrà, rispo- eta idonea. D. B. - Altiforni (Portoferralo). — L'indice delle varie materie pubbli- cate nelle annate 1929-30-31 costa sol- tanto una lira. Dei numeri che Lei ci richiede perchè smarriti, abbiamo disponibili i seguenti: 1930; gennaio, febbraio, marzo, ottobre; 1931; marzo e novembre; 1932: giugno e agosto. G. F. (Brescia). — Per la prima parte delle Sue domande (I liquori più adatti per inzuppare dolci e tor- te), Le consigliamo il maraschino e l'alckermes; ma ci permettiamo una riserva che, se non è di natura ga- stronomica, fu però contemplata in questo stesso giornale quando la Ru- brica della Massaia moderna, trattò in varie puntate il galateo della ta- vola. (Ha capito qual'è?). — Per la se- conda potrà forse trovare utili indi- cazioni nel volume intitolato «La ta- vola del bambino » del dottor Guido Mantovani. M. R. A. (Genova). — A Lei, e a tutte le a'tre gentili abbonate che ci mandano ricette, rinnoviamo dupli- ce preghiera: a scriverle da una par- te sola del foglio e non a tergo, per- chè questo è l'uso per passare le car- telle in tipografia; b) dividere le ri- cette col titolo delle varie rubriche del giornale, a seconda che siano mi- nestre, carni, verdure, dolci, salse ecc. Le confessiamo che tutte le Sue, ve- ramente ottime, prescrizioni ci pro- curano. a tutta prima, anziché un senso di piacere, quasi una contrarie- tà perchè pensiamo al laVoro che es- se richiedono per qualche nostra im- piegata nel dovere riscriverle tutte, sia per poterle passare regolarmente in tipografia sia per la predetta di- visione a materia. Ci scusi se ricambia- ' mo apparentemente un po' male i Suoi premurosi suggerimenti, di cui, comunque. Le saranno grate tutte le lettrici, perchè hanno un indiscutibi- le valore sostanziale. G. F, (Palermo). — In altra parte pre il gran principio dell'attualità, diamo, proprio in questo numero, ri- cette di frittelle e di bignè. Per il PAN DI SPAGNA, poi, l a prescrizio- ne fu già pubblicata; ma gliela ripe- tiamo ne La tavola di tutti i giorni. M. M. (Tricarico). — Quanto ai cannoli alla Siciliana, ne parlammo in altri numeri (rubrica folclorista). Per contentarla sull'altra ricetta che ci chiede, pure essa di cucina folclo- rista (Monachine napoletane) rivol- giamo un pubblico appello a tutte le nostre care abbonate partenopee, af- finchè ci facciano avere la relativa prescrizione che cosi Ella potrà legge- re su questo foglio. Noi non le cono- sciamo. M. T. (Napoli). — La Cucina Ita- liana vide la luce il 15 dicembre 1929. I numeri disponibili delle varie an- nate sono: Per il 1929, un numero; per il 1930, otto numeri; per il 1931, undici; e, finalmente, per il 1932, die- ci. Per quelli successivi all'ottobre 1932, bisogna rivolgersi alla Ammini- strazione del Giornale d'Italia - Pa- laz~j Sciarra - Roma. Per quanto i numeri arretrati d'ogni giornale co- stino di più, glieli faremo pagare li- re 0,40 ciascuno. Non appena perver- rà la piccola somma, spediremo le copie da Lei desiderate. G. A. (Novara). — L'editore del Li- bro di Jolanda (Eva Regina) che noi abbiamo citato tempo addietro in questo giornale, è Luigi Perrella di Milano. Quanto alla «Piccola Anto- logia Biblica per studenti», che fu pure da noi citata, essa è edita dalla Libreria Sismondi, Via Garibaldi 18, Torino. M. D. c . (La Spezia). _ Grati del- la fiducia che ci dimostra, rispondia- mo subito ai Suoi quesiti per la Pen- sione che intende aprire prossima- mente; Non usa più l'unica tavola a ferro di cavallo. Se. mai, preferibile il lungo tavolo rettangolare, tipo refettorio. Ma an- che i tavolini a sei coperti l ìmo van- no benissimo. Più simpatica la giacca bianca che il frack, tanto più che il frack, per essere piacevole, va saputo portare in tutti i dettagli: cravatta, scarpe, gilè. (Si, si; lo sappiamo, cari puristi, chè gilè è l'italianizzazione del francese « gilet ». Ma non ci piegheremo mai a dire «panciotto» (volgarissim a pa- rola) né «sottoveste», (che a Roma — dove si parla bene — vuol dire sot- tabi to femminile). E torniamo al frack, o meglio «marsina»; Dicevamo che nei camerieri d'al- bergo non può pretendersi la cura di quei ^particolari che rendono piacevo- le l'abito a coda di rondine. E', allo- ra, preferibile la giacchetta bianca _ anche perchè sarà semipre pulita. Se tale giacchetta bianca avrà bottoni dorati, sarà assai più elegante. Per la colazione, sarebbero consi- gliabili, sul calzone nero, dei grandi grembiulonl di tela bianche che de- vono chiudere fin dietro e coprire in- teramente il pantalone ¡insomma ve- re D arananzi (quelle che in Romagna chiamano «davantali») ma la cui prerogativa deve consistere nell'esse- re sempre di bucato e ben stirati. La più piccola macchiolina o pieghetta su tali parananzi toglierebbe loro il carattere per il quale sono consi- gliate. Non conosciamo pubblicazioni adat- te a guidare una Direttrice di Pen- sione. Si rivolga a qualche editore svizzero. di più. Non abbiamo motivo di sup- segneranno la confezione di qualche vivanda di loro personale invenzione , e di qualche sistema dovuto alle loro dirette esperienze. Anche dalle altre ' Accademie andranno alla scuola To- porre che non venga venduto anche mese, quando l'occasione SÌ presenti, O 1 A l o t t o f i ! 4 r\ 4 « i n/l f t l i 1 J 1 - . i_ . . 1 . . . J . al dettaglio, in piccoli quantitativi. Le consigliamo di mettersi in rappor- to direttamente coi Consorzio Olivi- cultori di Bari, G. S. (Monza). — La Su a doman- da a noi, si spiega col fatto che Lei è abbonata soltanto dal gennaio. Di- versamente .avrebbe letto il numero dell'ottobre 1932 dedicato esclusiva- mente al riso, e conoscerebbe il no- stro pensiero al riguardo. Di quel numero Le mandiamo una copia in omaggio, mentre per tutti gli altri nuovi abbonati, che possono ave- re gli stessi Suoi dubbi, riportiamo qui un a sintetica risposta che viene dall'autorevole parola di uno fra i più illustri scienziati italiani: « In Italia vi sono coloro che man- giano troppa carne da sani e anche da sofferenti, vi sono quelli che da sani (e pur da sofferenti) ne usano troppo poca. I l medico a mezzo del riso si rende artefice di, una specie di perequazione carnea tra i sani; senonchè quando ai sani o ai clienti propone la ridu- zione carnea vengono le pretese dif- ficoltà d'ordine tecnico, opposte mi- soneisticamente spesso dalle massaie e dalle cuciniere. Le preparazioni a base di riso, cal- de o fredde, sono quelle che più ac- conciamente vengono in soccorso del medico in questi frangenti; nella cu- cina genovese ed in altre cucine vi sono ab antiquo portate di riso così fatte da risultare al cospetto della medicina moderna, fornitrici di alti valori alimentari, anche all'infuori di albumine animali, per il contenuto di idrati di carbonio, di grassi e di albu- mine vegetali La rotazione sulla mensa dei fritti di riso, delle granatine, delle torte di riso, con o senza pomodoro, sono ri- sorse degne di qualunque tavola, sen- za nemmeno esigere una grande pe- rizia da parte della cuciniera. Il riso è un'arma preziosa per la limitazione oltre che del ocnsumo di frumento, della alimentazione car- nea». Cosi parla il professor Luigi Devo- to, direttore della Clinica del Lavoro nella R. uHvérsità di Milano. F. T. (Roma) (e... a quasi tutte le Abbonate - Mondo) — Ma ci vuol proprio tanto a capire che per tutti gli argomenti di natura amministra- tiva (invio di vaglia, reclami ecc.) bi- sogna rivolgersi all' Amministrazione del «Giornale d' Ital ia» in Roma? Ed è proprio cosi trascendentale e peregrino il dirigere, invece, alla Soc. An. Notari - Via Montenapoleone, 45- Milano, articoli, ricette gastronomi- che, quesiti di economia domestica: tutto ciò, insomma, che non ha ca- rattere amministrativo, ma inerente alla Direzione e alla Redazione del Giornale?! Manco a farlo apposta, in- vece, le nostre care abbonate, che in tutto il resto si sono sempre affer- mate così intelligenti, fanno proprio il viceversa! E, poiché da cinque me- si abbìsmo cantato la stessa solfa, da ora in avanti non si risponderà affatto a coloro che... sbagliano indi- rizzo. La mancanza di spazio ci costrin- ge a rtmanaare ancora tit numero prossimo l'elenco di quelle gentili ab- bonate nostre innumerevoli, che han- no voluto benemeri&lre delia Cucina procurandoci nuove abbonate e nuove amiche. PER LA BEVANDA NAZIONALE Si è tenuto a Milano u n importante convegno per la bevanda nazionale, argomento di cui più volte si è occu- pato il nostro giornale e che consiste, come fu da noi spiegato, nel «bere italiano»; creare cioè una bevanda di prodotti genuini del nostro suolo, che estingua veramente la sete, dia refri- gerio all'ugola e sanità all'organismo. Miscela di vino (0 succo d'uva) con agrumi: connubio dunque del più* sa- no alimento, ricchissimo di vitamine, e di quel meraviglioso tonificatofe del- l'organismo (rinfrescante, disinfettan- te, distruttore di acidi urici, ecc.) che è il limone. Al convegno milanese intervennero rappresentanti d'ogni parte d'Italia, da Milazzo a Bolzano, da Messina à Pegli, da Torino a Verona, si sono additate le vie per giungere nel mi- gliore e più rapido modo alla realiz- zazione dell'idea. I l cav. Rampi — promotore del con- vegno e da tempo agitatore dell'ini- ziativa a cui il Ministero dell'Agricol- tura e particolarmente il sottosegreta- rio on. Marescalchi, hanno dato ogni più fervido appoggio — il comm. Aval- le ed il sig. Sioli, che rappresentavano la Confederazione e la Federazione milanese del commercio, hanno oppor- tunamente premesso che la bevanda nazionale non deve in alcun modo con- trapporsi al vino, magnifico prodotto della feracità e del sole italiano, va- riato in una settantina di tipi, di tut- ti i colori, di tutti gli aromi, di tutte lc- dolcezze, che ha diritto di conqui- stare tutte le mense, letificante e sa- lutevole se non disgiunto dalla sobrie- tà. Ma vi sono, è stato osservato, mol- tissimi che non possono o non voglio- no bere vino, vi sono circostanze della vita Quotidiana in cui il vino non è la bevanda più atta a soddisfare la sete o non può essere agevolmente somministrato. Donde l'esistenza e la fortuna, di altre bevande a largo con- sumo che. come ad esempio quelle gazate, alimentano da sole l'attività di tremila aziende italiane. Queste bevande, le quali hanno pre- cipuamente uno scopo dissetante, e sovente son formate da essenze sin- tetiche magari importate dall'estero e pasate in oro. cercheranno d'ora in- nanzi nei prodotti nazionali le mate- rie prime di cui hanno bisogno. Suc- chi d'uva e succhi di limoni e di a- rance sono elementi dal cui connu- bio non nuò venire fuori che una, be- vanda eccellente. Dalla discussione che seguì le im- portanti dichiarazioni del cav. Rampi, emerse che son trià stati fatti una ven- tina di tentativi, di cui taluno con ottimi risultati Si fratta, ora. ,ao non di standardizzare in senso assoluto la bevanda, anche pereh,?> è nota la va- rietà dei gusti degli abitanti delle va- i cuochi che hanno qualche cosa da insegnare, realizzando cosi un utile scambio di direttive e di esperienze, per il trionfo della scienza cucinarla. ¡sembrerebbe che la parte teorica, culturale, debba avere scarsa, o per lo meno non preminente, importanza sull'arte del cuoco. Errore. E' importante invece rivelare l'inti- ma natura degli alimenti, i delicati ac- cordi di essi con i h»M)gni dei mangia- tori minorati da qualche infermità, e tanti altri segreti della cui conoscenza non si penserebbe che i cuochi debba- no esesre dotati, come quello che ri- guarda il variare della composizione dell'acqua secondo le altitudini e le zone, con tutte le conseguenze che questo porta nelle cotture delle vi- vande. Del pari, bisogna conoscere qual'è per ogni alimento la stagione più pro- pizia. Di primavera, per esempio: J polli raggiungono il- massimo pregio quando sono cotti ai ferri; e ogni sta- gione, se non forse ogni mese, ha il suo pesce preferìbile. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti. Rivolgiamo alla nuova Scuola <31 Cucina i nostri migliori auguri. Direttore - Responsabile UMBERTO NOTARI Stabilimento tip. del »Giornale d'Italia s ROMA - Corso Ciliberto Palazzo Sciarra PICICOL AIVVIS ULT1 Centesimi 70 la parola (Oltre tassa erariale dell'1.80 %) Richiamiamo in modo speciale l'at- tenzione dei nostri lettori su questa Rubrica degli Avvisi Economici. Con spesa lievissima si è sicuri di far co- noscere ad un pubblico estesissimo la propria richiesta, o la propria offerta, che verranno così certamente esau- dite. DOPOLAVORO CUCINIERI, Via San Paolo 9, Milano. Ottimi Cuochi di- sponibili. 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S'inviano campioni dietro rimessa di una lira in francobolli. Gli abbonati a «LA CUCINA ITA- LIANA» oltre a godere di uno scon- to iniziale dell'1% hanno la possibi- lità di assicurarsi dopo la prima or- dinazione, il fabbisogno medio di olio per un mese senza spesa alcuna. Inviare con la commissione la fa- scetta di abbonamento. Questa ec- cezionale concessione tanto vantag- giosa dura soltanto sino a fine mar- zo. Usufruitene subito. - Leggete il Giorenal d'Iatali :: Agoricol :: periodico settimanale Abbonamoent annou L. 1 5 Semestreal L. 8 rie regioni d'Italia, di tipicizzarla in modo che essa a ^ i a requisiti ed ap- parenze che la contraddistinguano nettamente e la palesino come preva- lentemente formata dei succhi predet- ti. Importantissimo è poi attribuir al- le bevande così fatte un nome comu- ne, o meglio un prenome, da antepor- re a quello che ogni singolo produt- tore vorrà escogitare per distinguere la propria, i convenuti sono stati con- cordi nel conclamare che il prenome di « nazionale » sia il più confacente e il più perspicuo, ed espressero la certezza che tra breve diventerà d'uso comune dire «una nazionale» per chiedere una delle tante bevande a base di agrumi e di succo d'uva Le Confederazioni degli agricoltori, dell'industria e del commercio, con l'ausilio del Ministero dell'Agricoltura; e delle Corporazioni, hanno indetto im ' triplice concorso, — il primo per una bevanda a base di succo d'uva anche parzialmente fermentato e di succo di limone; il secondo per una bevanda dissetante nella quale entri come in- grediente principale il vino genuino: il terzo per la denominazione delle due bevande. li'ACCADEMTA GASTRONOMICA TORINESE Secondando le direttive dell'Acca- demia gastronomica romana, la sua consorella torinese ha istituito una scuola teorico-pratica di cucina. Essa ha sede nei locali dell'Accademia che accoglie anche i j circolo del dopola- voro dei cuochi. Nella sala massima, fin qui riserva- ta alle danze e ai lieti trattenimenti dopolavoristici è stata impiantata oltre alla cattedra per le spiegazioni teo- riche una vera e propria cucina, for- nita di tutto il necessario, per le eser- citazioni pratiche. Tra gli scopi della Scuola, vi è an- che quello di favorire la rivalorjzza- zione della cucina italiana e, in par- ticolare della torinese, che vanta fra le sue glorie anche quella di avere largamente cooperato alla nascita di un'altra famosa cucina, che va, ingra- ta figliola, per 11 mondo, facendosi passare per francese. Le iscrizioni alla nuova scuola sono già numerose — superano la cin- quantina — e ve ne sono anche dal- l'estero; il fascino della fonduta arri- va lontano. Come Inizio è promet- tente. La scuola accoglierà anche i dilet- tanti e gli appassionati, d'ambo i ses- si: signore, signorine, giovani e uo- mini maturi dilettanti o proFesslo- nistl. I più rinomati cuochi di Torino hanno promesso alla scuola il loro in- teressamento. A fianco dei titolari del- le cattedre, vi sono i liberi docenti e anche j docenti eccezionali, che in- La vera e conomia ielìa, una Lam gj comune v o I te i 1 I n una £ quantità della serve per due quantità di Pas ta Agnesi per tre volte» Fa t t i t ene * certa pasta a stessa »asta è tima E d Ca r a t t e re tuona conti, quest economica. ul<* pasta e molto durante Come la più è tanto tuona. di s t int ivo ìlio di de l l que la cottura. a o crescere nesi Per informazioni sui negozi che vendono la « Pasta Agnesi s rivol- gersi alle fiiliali di: ALESSANDRIA - Piazza Ta naro, 17 - Telefono 16-07 BERGAMO — Borgo Pa lazzo, 94 - Telefono 25-44 BOLOGNA — Via Caprerie 1 - Telefono 23-399 BRI-SCIA — Via Quinzano, 24. CAGLIARI — Vìa Maddalena, 49 - Telefono 38-60 GENOVA — Via Cesarea. 93 - Telefono 580-726 LIA SPEZIA — Via Roma - Telefono 21-988 MILANO — Via Berni na. 41 Telefono 690-670 NOVARA — Corso Regina Margherita. 29 - Tel. 18-72 PIACENZA — Strada Privata Micheli, 64 - Telefono 29-64 SAVONA — Via Monte notte, 12 Telefono 8-40 VARESE — Via Gaetano Donizetti, 4 - Telefono 17-43

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