CALESTANI - Osservazioni - 1655 copia

M m0* m^ 7 Gflfematicm caldo nel mortaio dimenare , ò diflòluere in alcun liquore, Se poi incorporarle col meìc > Se con le polueri . Et fé I ticchi vi entrano,fi debbono difibluere , & incorporare come te gomme,fefonQ fecclii. Ma fé tumidi fi hanno à porre con melefpumato , & farli bollire finche confusati fiano, il medcfiino fi haàfarede mucillagini, ìquali voglionoefler però in poca quantità. . Intorno alle pillole dene affiliare alcune.particolarità lo/pedale. DelleqiiaM la prima ë il .mododi riporterà feconda il modo di darle la rerza parte. Quanto $1 modo diriporìe^elìc fi debbono confermare m alcuna borfa di pelle; perciò- clie la virtù dille fpecietìanrQ^foctlinente fi riiolue , & meglio, fifecca la pafta fatta di quelìc,per efler la pelle tattile .onde non f putrefanno 3 ne fi corrompono. Il modo,di dare le pi Iole fi raiuieru/cano alcune e ofè> dd!equalila:primaè vnaregola detada Auicenna» laquai è,, che le piolle fccdie, & dure come pietre non fi debbono dare» i>e incontrario, quando fono ruoJJi. Ma dianli quando fi cominciano à feqca r e i c h e ce– tano a deti. La feconda regola e che ne pillole 9 ne altra medicina oue entrino più folutiui fi debbono dare finche non fumo ben fermentate, percioche comedice Auicenna , due rnedicincçompoflcînfiemciiauranno tal qua! ita, chef vnapidtofro che l'altra faluerà gli hitmoçi del corpo. fa ftittica in bocca, ò morda ponga al nafo odore ^chcri- muoua il vomito> fi come qudlodella mcntejrfti'â ruta, dello apio, de cotogni, ò dell'ac– qua rofa 5 con vii poco di aceto. JEt percioche fono alcuni, che difficilmente pofibno ingiottire le pillole ; deue lo fpecia* leïnuolgereinméta òdi mele corto -, &fono alcu– ni, che le inuolgono intorno cera fatta molle con vn poco di olio . Sono altri che fi em– piono la bocca di acqua, ò d altro liquore poi mettono in bocca le pillole,le quali «ìanda- nq.gju/ò infierae» • La quarta redola e, che fé la witdkkì^ fa^à forte, & violenre, lo infermo dorma, ma fé I intgntione del Medico fia di rtlh ingère il vêtre. Stia lo infermo almeno per cinque ho- rt a mangiale, & à bere, pur che il flomaco non patifeia dì cholera, ò lo infermo haueflè fame, ò foffe di nutrimento priuo moiri-di alianti : pcrciochem quelli cafi vuol Auicenna the atlanti che la medicina operi, fi debba dare vn poco di pane infufo invino ,ilcheper aiienturadarà aiuto alla medicina. . ^ -*"•'; Il terzomodo, fIqual è della quantità delle pillole , diciamo, che non importa fe^» fiano tre più che quattro, folamente, ebeilpefc fìaconiieniente jegli éveroche l'ope- nione del volgo è che fi debbiano dare in numero difpari j la onde doue quella openio* ne non fufle per far qualche danno non habbia riguardo lo fpeciale più al numero dì fpari, che al pari. • ' Seruono alcune pillole a purgare, & euacnare,alcune ftupefare, altre a leuarc i catarri come le pillole di cinugloffa,& fimili al tre.A lenire la toffe.Si confcruanoin vna borfa di pelle, come e detto, ò nella cartacei tempo divfarlefì peilanodi nuouo,& con qualche humore fi reducono in palla, talché fi poflano formar pillole* Durano le folutiue nella lor perfettione viVanno^ le oppiate due., & t re. • Delli - • > •

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