COUGNET DA FLIPPARE- L'arte cucinaria italiana vol II - 1911

DELLA DULCIAHIA 635 3816. - Sciarlotta di me le alla boema. — Foderate uno stampo cou pasta frolla, riempite del composto di mele cui av rete aggiunto 50 gr. d ’uva passila di Smirne e 50 gr. di cedro tagliato a pezzetti ; coprite con un coperchio della medesima pasta e mettetelo in forno per un’o ra ; servitelo sopra salv ietta, con salsa a parte di albicocca. 3817. — Sciarlotta d ’a lb ic o c ch e al riso. — Foderate uno stampo con pasta sfogliata, distendete sul fondo, e dello spessore d ’un cent., un apparecchio di riso al la tte v a n i­ gliato, uno strato di albicocca che av rete cotto al siroppo, ed asciugato ; riempite alter­ nativamente con riso e albicocca, coprite colla medesima pasta, dorate all’ovo e fate cuocere Per tre quarti d’ora. Servite sopra salvietta con lo siroppo delle albicocche con Maraschino. 3818. - Sciarlotta d ’an ana s so col riso. — Procedete come sopra, versando al mo­ mento eli servirlo una salsa di passato d’ananasso sopra. 3819. - Sciarlotta alla Russa alla vaniglia. — Foderate con biscotti uno stampo liscio, accavallandoli tu tto attorno, e coprendo il fondo. Montate mezzo litro di panna ben ferma, aggiungete 20 gr. di zucchero vanigliato e 50 gr. di zucchero al velo ; riem ­ pite lo stampo ; cotto che sia, sformatelo sopra una salvietta ; decoratelo con panna mon­ ta ta e servite. Inquanto a quella alle nocciuole ed al cioccolatto, si procede aggiungendo questi ingredienti alla panna. 3 8 2 0 . - Sciarlotta alla Vicentina. — F a te cuocere della pasta da biscotti, sopra una lastra ben im burrata, distesa per un cent, di spessore, ghiacciatene una parte con ghiaccia posa l’altra con ghiaccia cioccolatto, tag liatela a quad retti e foderatene uno stampo liscio, formando una scacchiera. R iempite con una bavarese alla vaniglia cui avrete aggiunto (bie cucchiaiate di zucchero bruciato e 100 gr. di uva di Malaga ; m ettetela a gelare e Servitela contornata di pasticceria. 3821. — Una ricetta di frittelle del cu o c o di Pio V. « P iglisi lib ra una d ’amandole ambrosine e pestisino nel mortaro, e stemperisino con 3 libre d ’acqua tiep ida e taccisi scaldare il detto la tte (di mandorle ), poi abbiansi once 2 (ii lievito stemperato con acqua tiep ida (lievito da pagnotelle), e pongansi nel latte d ’aman- dole con un poco di sale, e 4 oncie di zuccaro, e 8 oncie di vino bianco, e 4 oncie d ’olio e 2 libre di fior di farina e un poco di zafferano per dargli il colore, e b attasi essa pasta per ftiezz’hora col cocchiaro d ile g u o : lascisi riposare in luogo caldo per tre hore, rib attasi un altra A^olta col cocchiaro, ricuoprasi il vaso e per mezz’liora faccisi stare al caldo tem­ perato, e rib a tta si la pasta un ’altra volta, e faccisi la prova nell’olio caldo, e se tal pasta Sonderà, sarà a perfettione, altrim en ti rib attasi e lascisi stare. Poi col cucchiaio si faran frittelle, grande e piccole, come si vorrà, e, cotte che saranno, vogliono essere subito servite con zuccaro sopra ». (I napoletani le chiamano Zeppole). 3 8 2 2 . — Frittatine marenga te (Pannequets meringués). S temperate 2 0 0 gr. di farina in 4 uova in tere, quattro quinti di latte, un po’ di sale e confezionate delle fritta tin e sottili col mezzo di una padella d ’acciaio barrata. Spalma­ tele di una crema pasticcerà alla vaniglia, arrotolatele e tagliatele della lunghezza di

RkJQdWJsaXNoZXIy ODkxNTE=