Confetturiere piemontese - 1790
I 0 J delle particol e dell o fpirit o gagliardo , che fi vuol e avere , e che formerann o com e il pur o fpirit o gagliard o dell a buon a ac – quavit a , cos ì ne^egu e , che dop o trat – ta la buon a acquavit a fi lafci a venir e fin alla fine coteft o fpirit o debol e per r i – pagarl o in una fecond a rifcaldata . Tal e fpirito debol e chiamal i la feconda , cio è la fecond a acquavit a • L a terza parte del v ino , che è quant o riman e al di dentr o della caldaj a , dop o che i dett i due fpi - riti ne fono ufciti , è una materi a l iqui– da , torbid a , e brun a , la qual e non ha alcuna propriet à per tutto ci ò , che r i – guarda T acquavit a ; i l perch è fi lafci a ufci r fuor i per cert i canal i httì efpref - famente , o vuotal i per un tubo di ra – me lung o un piede , che ha due pollici di diametro , che è congiunt o , e falda – to alla caldaj a fui lato preflfo i l fondo , affinchè tutt o poff a ben ufcir e ; i l qua l tubo fi tien bene , e fodament e turat o durant e l 'operazione » Queft 'ultim a par– te di vino dicef i i l difcarico . Si lafci a ufcir e lo fpirit o ne l maftell o fottopoft o all a botte , in cu i giac e la fer – pentina , finché non abbiav i più fpirit o gagliard o ; e per rilevar e c iò , hafì ì una piccol a bottigli a di criftall o trafparente , lunga quattro , o cinqu e pol l ici, con un pollice
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