GIAQUINTO - Cucina di famiglia e pasticceria - 1931 copia
391 va bene la crosta dapertutto, poi si tagl ia in dishi del diametro di un pezzo di 5 l i re d'argento, e un centimetro di spessore, oppure nel la forma che più vi piacerà; queste fette si mettono in fila in un te- game od al tro recipiente s imi l e, ma in modo che il fondo del recipiente ne resti pieno in una sola fila. Si versa su queste fette di pane un pochino di buon latte inzuccherato, t iepido, ma in modo da spruzzar- lo q ua e là senza bagnarle eccessivamenet di latte. Si copre il tegame e dop o una mezz ' ora si r i- coprono interamenet le fette con un uovo sbattuto in cui avrete grattato un pò di scorza di l imone. Ri chiudete nuovamenet e lasciate così almeno un ' al tra ora e se è possibi le anche due. Intanto prenderete del le bel le visciole o del le bel le ci l iege di Ar ez zo possibi lmenet sode e non trop- po mature, togl ierete ad esse i gambi ed i nocc iol i. Per ogni 500. gr. di visciole occorrono 250 gr. di zucchero, per le c i l iege 200. Met tete l 'uno e l ' al tro in un recipiente a cuo- cere e dop o pochi minuit sgocciolate su un passa- brodo. Quando si avv i c ina Fora di mangiare, friggete poche al la vol ta le fette di pane nello strutto mo l- to bol lente come fosse del pan d'orato, badando di t i rar le su dal l 'uovo con garbo per non romper le, e dopo pochi mi nuit che le fette avranno preso un bel color d'oro, scolate, aggiustateel in un piat to, spo l- verizzatele leggermenet di zucchero al velo, su que- ste accomodateic le c i l i egi e, poi fate restringere al fuoco il loro sciroppo, e quando è ben denso versa- tegl ielo sopra in modo che anche il pane ne r iman- ga ingiulebbato.
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