GIAQUINTO - Cucina di famiglia e pasticceria - 1931 copia
485 ranno ben cot t i, levateli dal la canna, rimanendo del le scorze di forma rotonda che metterete ad asciu- gar e in luogo t iepido per un pò di tempo. Cuocete quindi mezzo chi lo di zucchero conun pez- zo di cannel la e quando è arr ivato a caramel lo r i t i ra- telo dal fuoco e mescolateci momentaneamente un chi lo di r i cot ta che avret e pr ima passata al lo staccio. Ripassate tutto i l composto al lo staccio di seta, lasciandolo freddare per 24 ore e ne avret e una crema piuttosto densa. Ama l gama t e vi dei dadi di cioccolata, zuccata e pistacchi, r iempi te le suaccennate scorze con la sud- detta c rema ed inzuccherateli al la va i n i g l i a. Il pangiallo ( do l ce n a t a l i z io r o m a n o) Pas ta di pane l i ev i tata si sciogl ie con un pò d' ol io, si l avora bene, e poi vi si mi schia : man- dorle do l c i, pinocchi, z ibibbo e scorzetta tagl iuzzata finché ne abbracc ia. Se ne formano del le pagnot te spolver izzando il tavolo di farina e si cuociono in forno da pane non troppo rovente ; ogni pang i a l lo di 5 o 600 gr. dev e cuocere almeno mezz' ora. « For ti » bassanesi Di consi forti in dialet to veneto, nel senso cioè, di dur i. A Roma di consi straccaganasse ; è un dolce popo l ar i ss imo ed antico quanto i buce l l at i. Si face - vano nel le famigl ie usando del miele scadente e del le droghe in quantità. I moderni moderano le specie ed usono a preferenza il residuo del la chia- ri f icazione del lo zucchero (melassa). E ' un dolce mol to
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