RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia

L’ARTE DI ESSER FELICI 669 tura della spalla se gli mostra il fianco, e all’altezza del petto se arriva dritto davanti a lui. Cervo. — Molto di frequente il daino, non appena è ricono­ sciuto dai segugi e dai cacciatori, vien lanciato nel bosco a gran forza di cani e di cavalli. Tuttavia, nelle nostre foreste dove il daino non è in gran copia, vien specialmente riservato al cervo questo grande appa­ rato di caccia. Per scovare il cervo e riconoscerlo alle orme, allo sterco, fa d’uopo un abile capocaccia e un segugio di olfatto sottile; come pure per giudicare della sua età e del suo sesso e distinguerlo da questi soli indizi fra tutte le altre bestie della medesima specie, dalle quali potrebbe farsi seguire nell’intento di sviare i cani e far loro prendere un’altra via. Non appena l’animale è scoperto, si sguinzaglia la muta, e in mezzo al repentino frastuono delle fanfare, al grido dei brac­ chieri ed ai lunghi clamori dei cani, il cervo prende la fuga, trascinandosi dietro la muta, i garzoni, i cacciatori e i cavalli, in una parola tutto l’equipaggio da caccia. In principio fugge cauto e leggiero con tutta la rapidità delle sue gambe, poi s’attacca alle furberie, traversa la strada, vi passa e ripassa, poi con un gran salto si getta da parte in un luogo folto e intricato dove s’accovaccia e non si muove più. Ecco intanto i cani sono incerti e in errore; interviene il bracchiere, li ajuta, li anima, li rimette sulla pista buona, e il cervo, nuovamente scoperto, prende l’eroico partito di uscire dal bosco e di correre all’aperto. E le trombe a suonar nuovamente mentre i cani abbajano colla gola aperta e i cacciatori si slanciano in una corsa sfrenata, sopra i fossi, le fratte e i cespugli, all’ inseguimento del fiero quadrupede che, a termine ormai di forze, tenta invano molti­ plicare gli inganni.

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