RENGADE, I bisogni della vita, 1887 copia

670 I BISOGNI D E L L A VITA Resiste ancora qualche minuto, poi ricorre al suo ultimo spediente; rientra sotto il bosco e corre a gettarsi nello stagno. Ma la muta più ardente lo raggiunge, lo dilania, e mentre un allegro aliali annuncia la sua cattura, il povero animale acca­ sciato, non sfugge al dente feroce dei cani che ricevendo il colpo di grazia del capocaccia. Cinghiale. — Meno interessante e fors’anco meno nobilesca, la caccia del cinghiale ha termine con una lotta ben altrimenti pericolosa di quella col cervo. Infatti un vecchio solitario non si lascia quasi mai prendere alle strette nel suo covo senza difendere terribilmente la sua esi­ stenza e senza sventrare i cani più ardenti; il cacciatore, esposto egli stesso a ricevere una ferita pericolosa, non può muoversi a compassione per la disgraziata sorte dell’animale in furore. A meno che la muta lo trattenga solidamente, bisogna^es- sere veramente intrepidi per andare a colpirlo, col coltello da caccia in mano, alla giuntura della spalla. Per tirare a palla è pure necessario un gran sangue freddo, poiché se la bestia mirata alla fronte non viene colpita, si pre­ cipita sul cacciatore tentando ferirlo a colpi di grugno e di zanne, quando non ha saputo schermirsi a tempo dai suoi attacchi. Nella caccia del cinghiale raramente si adopera una muta di valore, a motivo dei costosi sacriflzii che impone. Più spesso lo si fa attaccare da qualche grosso cane ordinario, sostenuto da ma­ stini e da alani. Meglio ancora, per evitare ogni spargimento di sangue e per diminuire altresì il pericolo, è bene colpirlo alla posta, andando a mettersi all’ imboccatura del bosco di buon mattino allorché l’animale rientra, o di sera e precisamente al crepuscolo, quando ne esce. Volpe e tasso. — Oggi, nei nostri paesi, la volpe e il tasso vengono cacciati in modo analogo, e sono considerati come bestie

RkJQdWJsaXNoZXIy ODkxNTE=