RODA - Manuale dell ortolano - 1882 copia

gliere giornalmente questa preziosa verdura, usano molti estrarre le piante all’ approssimarsi 151 dei primi geli, e trasportarle sotto un tetto qualunque, coprendole con foglie secche. I teneri getti, quando le piante sono ben coltivate, raggiungono la grossezza di un uovo di pollo (fi­ gura 151), sono assai teneri e molto facili a cuocere; somministrano un cibo molto dilicato, sia che vengano allestiti separatamente al grasso, od al magro, che serviti in tavola come di guarnitura alle carni. Per ottenere della buona semente fa duopo scegliere le piante più tarchiate o coi getti più ravvicinali, tondi e duri. Si piantano in primavera, in un luogo appartato e sufficientemente distante da tutti gli altri cavoli, si smoz­ zano le estremità e si raccolgono solo quelle sementi me­ glio costituite che sortono dai cesti posti lateralmente. — 293 — Getto di cavolo di Bruxelles. Cavoi-fio re. I l C a v o l - f i o r e — Chou finir — (Brassica botrytis, De C.) — che molti opinano essere proveniente dal cavolo non globoso, o comunemente cavolo dei frati, costituisce una razza particolare, dalla quale gli ortolani diligenti ritraggono il più gran profitto. La parte che si mangia e che noi chiamiamo fiore, altro non è che un aggregato di pedicelli informi strettamente riuniti che formano il co­ rimbo cotanto ricercato. I cavol-fiori si dividono in primaticci, di mezzo tempo e tardivi, di cui i principali sono: II Cavol-fiore primaticcio bianco, il quale ha le foglie

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