5
La soppressione napoleonica dell’ordine, sopraggiunta con un decreto del 1 ottobre
1810, mutò la destinazione d’uso dell’intero fabbricato prima adibito alle attività della vita
monastica. Il rilievo eseguito da Giuseppe Cocconcelli nell’anno seguente non è facil-
mente accessibile, in quanto non è stata ad oggi ritrovata nell’Archivio di Stato di Parma
la documentazione originale tuttavia presente, mentre la seconda copia consultabile è
conservata a Parigi all’Archivio Nazionale di Francia.
I documenti conservati nel fondo
Archivio del Comune di Parma
, busta 117
dell’Archivio di Stato di Parma attestano altresì le destinazioni d’uso del complesso du-
rante il XIX secolo. Trascorso un decennio dalla soppressione napoleonica, il fabbricato
assunse la primaria destinazione di sede di caserma per truppe militari, mentre parti del
monastero furono concesse in affitto ad uso privato. Nel 1821-‘22 un decreto di Maria
Luigia istituì la formazione di un Reclusorio, un ricovero per monache provenienti da istitu-
ti secolarizzati, tra cui il monastero di Sant’Alessandro, demolito per la costruzione del
Teatro Regio.
Nel 1833 si insediarono nell’ex monastero truppe austriache e si avviarono una serie di
interventi di rinnovo dei locali della caserma. In questi anni si ricavarono nel complesso
alloggi a titolo gratuito per famiglie bisognose, secondo il programma di interventi assi-
stenziali promosso per mezzo delle munificenze luigine.
Tra il 1844 e il 1846 il piazzale antistante la chiesa e la canonica fu interessato da una
campagna archeologica di scavo conseguente al rinvenimento, dal ’43 al ’45, di impor-
tanti «ruderi»
3
mentre si praticavano lavori per costruire una galleria di tubazioni per le ac-
que di fonte. Alla profondità di 3,50 metri dal suolo furono rinvenuti scaglioni semicircola-
ri, traccia di un antico teatro romano edificato in epoca tardo repubblicana o augustea,
distrutto dalle invasioni barbariche del IV secolo.
A causa dell’intensa attività archeologica la canonica risultò compromessa e danneg-
giata, al punto da favorire la progettazione di una nuova facciata e di una serie di aggiu-
stamenti ad opera dell’architetto Nicolò Bettoli.
Nel febbraio 1848 l’ex monastero di Sant’Uldarico, già appartenente al Patrimonio del-
lo Stato, fu sgombrato dalla presenza di privati e ceduto in proprietà assoluta
all’Amministrazione miliare; il maestro di musica Ruggeri conservò la propria abitazione
nell’edificio.
3
Cfr. pianta di G. Martelli del 1845, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Parma,
nell’Archivio Disegni e Stampe.