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Di questi macroelementi devono essere compresi i singoli comportamenti, ossia i cinematismi di
rottura a seguito dell’accelerazione sismica, per giungere a soluzioni di riparazione e miglioramento
consapevoli, in linea con i caratteri costruttivi e meccanici stessi di rottura degli edifici in muratura.
I dissesti negli edifici sono imputabili anche alle ‘vulnerabilità non quantificabili’, una diversa
modalità di vulnerabilità degli edifici legata alle specifiche modalità costruttive della fabbrica e del
macroelemento, quali murature costituite da materiali incoerenti che non garantiscono un
comportamento monolitico, oppure presenza di discontinuità indotte da dissesti pregressi, da
processi di costruzione errati e dai cambiamenti avvenuti nel corso della storia del manufatto In
buona sostanza, indotta dalla mancanza di rispetto delle regole d’arte e dalle vicissitudini che hanno
influenzato localmente l’evoluzione generale della fabbrica, le quali non permettono al
macroelemento di comportarsi come tale e di offrire una risposta globale. E’ importante rilevare
che, affinché possa attivarsi un meccanismo di collasso come quelli descritti nell’abaco
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, è
necessario che la muratura sia di buona qualità, in caso contrario (p. es. paramenti non collegati con
sacco interno) il meccanismo che prevede un comportamento monolitico può essere preceduto dallo
sgretolamento del materiale.
La ricerca si è posta come scopo di suddividere in macroelementi l’edificio al fine di analizzare
accuratamente lo stato dei danni e comprenderne le cause. La chiesa di Sant’Uldarico si può
dividere in due sottostrutture da questo punto di vista: la parte anteriore (facciata, aula, coro)
costituita da una muratura omogenea di discreta qualità e la parte posteriore: sagrestia (abside) ed
edificio addossato costituiti da muratura eterogenea realizzata in epoche differenti senza le dovute
ammorsature. In quest’ambito è probabile che si verifichi la disgregazione della muratura prima del
meccanismo di collasso, o quantomeno l’espulsione di un paramento murario in caso di muratura a
sacco. Da tenere in considerazione, ma difficilmente quantificabili, sono anche le forme di degrado
strutturale e debito manutentivo. Ovvero la perdita di efficienza strutturale degli elementi della
fabbrica dovuti al degrado proprio dei materiali e degli elementi costruttivi. Il degrado, soprattutto
dei leganti, incide notevolmente sulla stabilità della muratura. Non è detto che un apparente buono
stato di conservazione delle malte esterne corrisponda ad un altrettanto buono stato interno e
viceversa. La cronica assenza di manutenzione coinvolge, in particolare, i manti in cotto, le
componenti strutturali lignee, soprattutto le testate, i rivestimenti parietali esterni e interni (intonaci
e stucchi) e gli impianti, specie i dispositivi per lo smaltimento delle acque meteoriche, tutti fattori
determinanti, quindi, per l‘innesco di processi degenerativi ed, altresì, condizionanti le risposte
statiche e dinamiche dei singoli macroelementi.
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Dipartimento di Protezione Civile – Mibac, Manuale a supporto della compilazione modello A – DC