Tesi Cini unita con tavole compressa - page 109

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I meccanismi di collasso sono stati trattati tutti compilando la “scheda chiese di secondo livello per
la valutazione del danno e della vulnerabilità” per quantificare un indice di vulnerabilità per il
livello LV1. Il rilievo della vulnerabilità è condotto secondo un duplice approccio: indicatori di
vulnerabilità e presidi antisismici. Se la presenza di un contrafforte o di una catena può essere vista
come un presidio antisismico capace di contrastare l’attivazione di un meccanismo, la presenza
d’elementi spingenti o la presenza di carichi concentrati su una volta rappresentano una fonte di
vulnerabilità. Tuttavia questa metodologia applicata ad un solo edificio ha dimostrato diverse
carenze e poca precisione. Analizzando, infatti, una sola chiesa è difficile definire un grado di
vulnerabilità oggettivo di ogni meccanismo. Il limite risiede nel fatto che per avere un indice di
vulnerabilità affidabile, o quantomeno confrontabile con altri, sarebbe necessario compilare la
scheda anche per altri edifici. La scheda per il rilievo del danno e della vulnerabilità delle chiese è
stata utilizzata nelle emergenze sismiche a partire dal 1995; la notevole mole di dati raccolti (oltre
4000 chiese) ha consentito, attraverso elaborazioni statistiche, di stabilire una relazione tra l’azione
sismica ed il danno, in funzione di un parametro di vulnerabilità della chiesa. È evidente che una
stima così eseguita assume una valenza puramente statistica. Per eseguire un’analisi più oggettiva si
sono quindi approfonditi i meccanismi che, sia attualmente sia nel sisma del 1983, si sono
manifestati in maniera più o meno evidente, seguendo il Manuale per la compilazione della scheda
per il rilievo del danno ai beni culturali, Chiese MODELLO A – DC
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. Tale studio ha descritto
brevemente il meccanismo, individuando in che modo si è manifestato nella Chiesa di
Sant’Uldarico, mettendo in evidenza gli eventuali presidi adottati nel tempo per ridurre la
vulnerabilità, e individuando gli indicatori di vulnerabilità stessa. Sono stati altresì proposti
interventi volti alla completa riduzione del rischio (eventualmente integrando quelli già presenti),
oppure valutando la possibilità di eliminare, salvo costi troppo elevati o troppo invasivi, quei presidi
inadatti a contrastare l’azione sismica.
Per ottenere dunque un indice di vulnerabilità fondato su dati certi è stato usato un applicativo per le
verifiche sismiche dei meccanismi di collasso fuori dal piano negli edifici esistenti in muratura
mediante analisi cinematica lineare denominato “C.I.N.E.”.
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In via del tutto generale, l’osservazione dei danni verificatisi mostra come siano da sconsigliare
interventi che appesantiscono le strutture, in particolare quelle orizzontali, e introducono rigidezze
eccessive sulla sommità delle pareti. Per le strutture verticali sono da evitare le perforazioni armate
diffuse e le iniezioni di miscele leganti in particolare nelle murature a sacco scarsamente iniettabili
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Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento di Protezione Civile, a Cura di Simona Papa e Salvatore di
Pasquale,
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Realizzato da: Ing. Lucia Milano, Prof. Ing. Giovanni Beolchini, rilasciato da Consorzio Reluis – Itc Cnr –
Dipartimento della Protezione Civile.
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